La Corte Suprema della Tanzania ha annullato la legge che consente alle famiglie di far sposare adolescenti di 15 anni. La sentenza è una pietra miliare per i diritti delle ragazze. Secondo l’Unicef, in Tanzania il 31 per cento delle ragazze ha contratto matrimonio prima dei 18 anni, mentre il cinque per cento si sposa prima del quindicesimo compleanno. Di fatto la Corte ha confermato un’altra sentenza di grado inferiore che ha dichiarato di recente che i matrimoni di minori violano i diritti delle ragazze e sono perciò illegali e incostituzionali. La Corte Suprema ha affermato che le ragazze non possono sposarsi prima dei 18 anni, l’età prevista per i ragazzi.
I matrimoni precoci limitano gravemente l’accesso delle giovani spose all’istruzione esponendole a costanti abusi e violenze come lo stupro coniugale e la mutilazione genitale femminile. È quanto si legge nel rapporto «Senza via d’uscita: spose bambine e violazioni dei diritti umani in Tanzania» di Human rights watch che nei giorni scorsi ha ricordato che nonostante che il numero delle spose bambine sia diminuito negli ultimi anni, in Tanzania ancora quattro donne su dieci risultano essersi sposate prima dei 18 anni. Si tratta di una tradizione centenaria difficile da modificare che finora non era ostacolata dalla legge che non prevedeva un limite d’età per il matrimonio. La vera sfida è contrastare la povertà e combattere la percezione molto diffusa che le figlie femmine siano un peso economico per le famiglie e un bene che può essere venduto in cambio di una dote.
L'Osservatore Romano, 24-25 ottobre 2019