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De CarliMirko De Carli

Il tema dell’emergenza abitativa a Bologna è sicuramente di attualità. Prova ne sono i numerosi appelli di Mons. Zuppi in tal senso. Purtroppo assistiamo a scena quotidiane di occupazioni abusive che destano malumore tra i proprietari immobiliari e non affrontare alla radice il reale problema di offrire un ‘tetto sopra la testa’ per le tante famiglia bolognesi che non arrivano alla fine del mese.

In questi mesi Mons. Zuppi ha più volte parlato della questione sia con il sindaco Virginio Merola sia con le associazioni di categoria per avere un quadro preciso della situazione e provare a dare una risposta a chi in questo momento non trova o non può permettersi una casa. I numeri parlano di poco più di 300 le famiglie che in questo momento sono senza dimora, mentre le associazioni dei proprietari immobiliari dicono che sono circa 1700 gli appartamenti che risultato essere vuoti e che difficilmente saranno regolarmente abitati in tempi brevi.

Questo dato dimostra quanto ci sia bisogno di un’azione tempestiva per dare risposta a queste famiglie che non possiamo trattare alla stregua di centri sociali o collettivi studenteschi, realtà che occupano con violenza luoghi pubblici e privati al fine di minare la serenità della città.

Con i diversi interlocutori l’arcivescovo mantiene da tempo un dialogo costante, facendo presente come la curia sia pronta a fare la sua parte, sostenendo l’operazione per quelle che sono le sue disponibilità non solo dal punto di vista economico. L’opzione valutata da Mons. Zuppi sarebbe quella di agire sulle unità abitative che in questo momento sono bloccate essendo tra i beni coinvolti nelle diverse procedure fallimentari.

Beni fermi che non producono vantaggi economici per chi ne è proprietario e sono destinati a rimanere inutilizzati per almeno due anni prima di andare all’asta. Questa iniziativa di Mons. Zuppi va nella direzione da tempo tracciata da noi del Popolo della Famiglia: sin dalla nostra nascita abbiamo inserito tra i nostri impegni prioritari quello di mettere a disposizione delle giovani coppie che intendono mettere su famiglia e dare alla vita figli i beni immobili comunali (e pubblici in genere) occupati o destinati a centri sociali, collettivi studenteschi e mondo arcobaleno. Queste strutture andrebbero riqualificate dando vita a casa popolari dove avrebbero accesso prioritario le giovani coppie e le famiglie che oggi, dati alla mano, non hanno la possibilità economica di avere ‘un tetto sopra la testa’.

Questo permetterebbe di conciliare due esigenze: da un lato il bisogno di aiutare chi oggi soffre veramente, dall’altro di offrire ai proprietari immobiliari bolognesi una risposta di legalità forte e netta.

Sgomberiamo chi occupa abusivamente e sosteniamo nel bisogno chi non c’è la fa. Questa è politica non demagogia. Noi siamo in lotta per tradurre questa visione in realtà.

© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 19 aprile 2016

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