Nelle parole rivolte al Papa dall’arcivescovo Mirdita nel viaggio Apostolico del Santo Padre in AlbaniaLa Chiesa cattolica ha sempre cercato, ieri come oggi, di stare accanto al popolo albanese. È quanto ha affermato, al termine della messa, l’arcivescovo di Tirana, monsignor Rrok Mirdita. Ricordando che la grande sofferenza della gente «non ha svilito ma ha nobilitato lo spirito del nostro popolo», il presule ha detto che proprio nel periodo della prova si sono sviluppati sentimenti di solidarietà e di accoglienza, di unità, insieme alla capacità di riconoscere che le differenze — anche religiose — sono una ricchezza e non un limite.
«Quasi ventitré anni fa — ha detto l’arcivescovo — mentre cadeva in frantumi il regime ateo comunista, che aveva promesso il paradiso senza Dio ma che lasciava indietro l’inferno senza consolazione, perché aveva tentato di rubare l’anima all’uomo, il nostro popolo cominciava il cammino della libertà. Presto, però, si affacciò come un miraggio un’altra ideologia: quella del benessere. Essa offuscò tante menti e accecò tante coscienze, portando tanti nostri fratelli su alcune scorciatoie, che rendono più difficile la costruzione di una società più giusta e più equa». Il presule ha ricordato, in particolare, «la dolorosa esperienza dell’emigrazione» che mette a dura prova la famiglia: il crescente divario tra i pochi ricchi e i molti poveri; e le conseguenze del materialismo pratico del consumismo che è seguito ai disastri del materialismo ideologico del comunismo. Nel periodo di transizione e di disorientamento «la Chiesa ha cercato di rendere la testimonianza del Vangelo con il servizio umile e fedele ai più bisognosi, in dialogo con le altre religioni e l’intera società». Per l’arcivescovo, infatti, il popolo albanese, «per tanto tempo sconosciuto a causa delle vicissitudini storiche e dell’assurdo isolamento, è una grande risorsa per la nostra regione e per il nostro continente». Indicando l’esempio pratico dei tanti martiri e della beata Teresa di Calcutta, il presule ha affermato che «la Chiesa ha cercato il volto di Cristo dietro ogni volto umano». Ma, ha riconosciuto, «siamo distanti dall’essere una Chiesa perfetta». Per questo, ha detto, «abbiamo bisogno che il Papa ci guardi, ci confermi nella fede, ci corregga e ci incoraggi. Abbiamo bisogno delle sue parole e del suo stile, della sua limpida testimonianza di risposta alle esigenze della vita cristiana e del suo rassicurante annuncio della misericordia di Dio». E, ha detto ancora rivolgendosi al Pontefice, «abbiamo bisogno di tutto ciò che lei sta offrendo generosamente alla Chiesa e al mondo». A Papa Francesco monsignor Mirdita ha detto grazie «per aver guardato alle nostre necessità e per aver apprezzato le nostre ricchezze». Grazie, ha ripetuto, «per averci regalato questo dono grande della sua presenza nella nostra terra; per le sue parole; per questa Eucaristia e per aver pregato con noi e per noi». Questa giornata che l’Albania intera ha vissuto con Papa Francesco, ha concluso, «rimarrà indelebile nella memoria del nostro popolo. E noi la accompagneremo fedelmente con la preghiera e con l’affetto».
© Osservatore Romano - 22-23 settembre 2014