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Rassegna stampa Speciali
arcobalenoRicercare insieme la verità e le strade per una migliore cooperazione, in particolare attraverso il servizio di carità senza distinzioni; eliminare i pregiudizi e le incomprensioni; difendere i valori universali, come la giustizia, l’unità, la fraternità, la libertà, l’armonia religiosa, l’amore e il rispetto tra persone di differenti culture e religioni; affrontare insieme le sfide della secolarizzazione, la crisi ecologica e il paganesimo dell’indifferenza; promuovere la preghiera interreligiosa per la pace nello “spirito di Assisi”.
Sono i cinque obiettivi del primo incontro cristiano-taoista apertosi venerdì 14 ottobre a Taiwan. Il tema dei lavori — «Seeking the truth together: christian-daoist dialogue » — è stato scelto congiuntamente dalla Taipei Baoan Temple Foundation, dalla Conferenza dei vescovi cattolici della regione (Crbc) e dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. A illustrarne gli obiettivi è stato il vescovo segretario del dicastero vaticano, Miguel Ángel Ayuso Guixot. Il presule comboniano, insieme con il sottosegretario Indunil Kodithuwakku, sta compiendo una visita in Asia, che ha fatto tappa anche a Singapore. Dopo aver ricordato che l’incontro avviene quasi un mese dopo la giornata di preghiera per la pace svoltasi nella città di san Francesco il 20 settembre scorso — perché, come ha osservato il Papa, non si può rimanere indifferenti davanti al mondo che oggi ha una profonda sete di pace — il relatore ha ribadito che «la pace è uno dei preziosi frutti del dialogo». Perciò, anche se «riuniti per cercare la verità», i protagonisti del dialogo non devono «cancellare le differenze a tutti i costi e cadere così nel sincretismo e nel relativismo». Al contrario, ha spiegato citando la dichiarazione conciliare Nostra aetate, «la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, sebbene in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini» (n. 2). Di conseguenza, «dal momento che le religioni sono immense riserve di spiritualità, di interiorità e di valori positivi», le giornate di dialogo a Taiwan — in programma fino al 17 ottobre — «forniscono l’o ccasione per testimoniare le rispettive fedi e ascoltare con umiltà, al fine di scoprire e apprezzare le reciproche verità religiose», in particolare quelle che cercano di dare una risposta ai tanti “p erché” della vita umana. E siccome, ha sottolineato monsignor Ayuso, «la verità non riguarda un insieme di idee o teorie, ma realtà personali per le quali viviamo e moriamo», e allo stesso tempo «la verità è incline a essere distorta e manipolata per secondi fini», l’auspicio è che il dialogo cristiano-taoista possa diventare un faro di luce soprattutto «per il nostro mondo malato, ferito e ravagliato». Da qui l’invito conclusivo a cercare «con gioia di raccogliere la sfida urgente e necessaria di camminare insieme verso la verità, per poter costruire un mondo più fraterno e solidale». L’incontro di Taiwan si svolge nel decennale del seminario alla Fu-Jen Catholic University (22-26 marzo 2006) promosso dalla Crbc in collaborazione con la Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche sul tema «Il cattolicesimo incontra il confucianesimo, il taoismo e le religioni popolari». E la parte del rapporto conclusivo dedicata al taoismo sottolinea che quest’ultimo costituisce «l’espressione più elevata della religiosità popolare indigena» della regione.

© Osservatore Romano - 15 ottobre 2016