Ieri si sono svolte le esequie di Don Antonio Mazzi, sacerdote fondatore della Comunità Exodus e volto noto di televisioni e radio, morto venerdì scorso all’età di 96 anni. Nonostante il suo assai lodevole impegno per i ragazzi difficili, rimangono però discutibili alcune sue posizioni, frutto di una concezione teologica dove la pastorale veniva prima della dottrina ed, anzi, spesso la dottrina non esisteva nemmeno più, sostituita da un principio di umana prossimità che poco ha a che vedere con la trascendenza connaturata alla virtù della carità cristiana.
Tra le idee censurabili, ne vogliamo isolare qui una: il carcere minorile dovrebbe essere eliminato. Una proposta che ricorreva spesso nei suoi discorsi e scritti. A tal proposito due anni fa intervenendo alla Cineteca MIC di Milano ebbe a dire: «Il carcere minorile va abolito così com’è. Il sistema della giustizia minorile deve invece essere pensato come un ‘pronto soccorso’ per i ragazzi che devono starci, al massimo, qualche ora e poi devono essere indirizzati in strutture rieducative organizzate in piccoli gruppi. E sia chiaro, i ragazzi non devono scontare nessuna punizione o pena, ma confrontarsi con i loro errori per cercare di capirli e ripartire da quella consapevolezza».
Continua su La Nuova Bussola quotidiana