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Rassegna stampa Speciali
card tucciPapa Francesco ha presieduto nel pomeriggio di venerdì 17 aprile, all’altare della cattedra della basilica vaticana, il rito dell’ultima commendatio e della valedictio al termine delle esequie del cardinale Roberto Tucci, morto a Roma la sera di martedì 14. La messa funebre è stata celebrata dal cardinale decano, il quale ha tenuto l’omelia che pubblichiamo di seguito. Hanno concelebrato ventitré cardinali, fra i quali il segretario di Stato, Pietro Parolin, e alcuni presuli e prelati. Hanno assistito, tra gli altri, il cardinale protodiacono, Martino, i cardinali Harvey, Monsengwo Pasinya e Coppa; gli arcivescovi Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, e Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati; i monsignori Wells, assessore, Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati, e Bettencourt, capo del Protocollo. Al ri- to, diretto dall’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, erano presenti numerosi religiosi della Compagnia di Gesù, fra i quali il preposito generale, Adolfo Nicolás Pachón, con alcuni membri del consiglio generale, il direttore della Sala stampa della Santa Sede e della Radio vaticana, Federico Lombardi, con diversi responsabili e dipendenti dell’emittente, il direttore della «Civiltà Cattolica», Antonio Spadaro, con gli scrittori della rivista, e Bartolomeo Sorge. Erano presenti anche un gruppo di suore del Cenacolo Cuore immacolato e addolorato di Maria, che prestano servizio presso la «Civiltà Cattolica» e con le quali il cardinale Tucci celebrava la messa. Le spoglie del porporato saranno tumulate nella cappella dei prepositi generali dei gesuiti nel cimitero romano del Verano.

di ANGELO SODANO

«Beati coloro che muoiono nel Sig n o re » ! Sono le parole profetiche che l’apostolo san Giovanni ha sentito giungere a lui dall’alto dei cieli, stando a quanto egli ci ha scritto nel suo libro dell’Apocalisse (14, 13). Sono le parole ispirate che oggi sono risuonate in questa storica basilica, con la proclamazione della prima lettura di questa santa messa in suffragio del nostro caro fratello, il compianto cardinale Roberto Tucci: «Beati coloro che muoiono nel Sig n o re » ! Mercoledì notte, nel silenzio dell’infermeria della casa generalizia della Compagnia di Gesù, egli chiudeva gli occhi alla scena di questo mondo. Terminava così la lunga esistenza di questo grande figlio di sant’Ignazio e si aprivano per lui le porte dell’eternità! Della Compagnia di Gesù egli aveva voluto essere membro qui in terra. Della Compagnia di Gesù egli poteva così confidare di farne parte per sempre nei cieli. È questa, del resto, la speranza di ogni cristiano che muore nel Signore, come aveva ben scritto un suo confratello gesuita, il padre Karl Rahner, in un suo noto scritto Das christliches Sterben, «Il morire cristiano» (Queriniana, Brescia 2009). Giustamente il cristiano spera di conseguire quest’ultima beatitudine, perché in vita ha cercato di vivere nel Signore. In realtà, in vita vi è per il credente una ars Deo vivendi e per questo può esserci poi per lui anche una ars Deo moriendi, rivelando così al mondo tutta la grandezza e la bellezza della vita e della morte in Cristo. Miei fratelli, il Vangelo di questa santa messa ci ha poi nuovamente ricordato che il «morire nel Signore» è proprio la conseguenza di una vita nel Signore, diventato per noi «la via, la verità e la vita», come Gesù stesso disse all’apostolo Tommaso (Gv 14, 6) nell’imminenza della sua passione. Sono queste le parole che devono sempre aver illumi- nato il lungo cammino del nostro compianto cardinale. In Cristo egli trovò la via sicura verso la casa del Pa d re . In quest’Eucarestia noi vogliamo oggi affidare la sua bell’anima nelle mani del Padre che sta nei cieli, rin- graziandolo per avercelo dato come indimenticabile compagno di viaggio. Ci accompagnano in quest’ora di preghiera le parole ispirate che il Papa Francesco ha indirizzato al preposito generale della Compagnia di Gesù, dopo aver appreso la notizia della santa morte del nostro cardinale. Fra l’altro il Papa scriveva: «Egli ci lascia il ricordo di una vita operosa e dinamica spesa nell’adesione coerente e generosa alla propria vocazione, quale religioso attento alle necessità degli altri e pastore fedele al Vangelo ed alla Chiesa, sull’esempio di sant’Ignazio». Questa è l’eredità che il compianto cardinale Roberto Tucci ci ha lasciato. Che il Signore gli conceda il premio riservato ai suoi servitori fedeli!

© Osservatore Romano - 19 aprile 2015