ROMA, 19. «Il giusto delle nazioni Karol Wojtyła è certamente un uomo destinato da Dio ad assomigliare maggiormente alla sua immagine. Che il ricordo dei giusti sia di benedizione per tutti noi»: in un’intervista all’Adnkronos, il rabbino capo emerito di Roma, Elio Toaff, parla della canonizzazione dell’amico Giovanni Paolo II, che si celebrerà, assieme a quella di Giovanni XXIII, domenica 27 aprile in piazza San Pietro. «Nella Pasqua ebraica del 1987 — ricorda Toaff — Papa Wojtyła mi scriveva perché mi facessi portavoce presso la mia comunità dei suoi voti, volti a proseguire insieme, ebrei e cristiani, nel cammino della libertà e della fede nella speranza, con la gioia che è nei cuori durante la grande solennità pasquale. “Ricordiamoci in ogni momento della nostra vita — sottolineava Papa Giovanni Paolo II — che l’uomo è fatto a immagine di Dio”». Nel Talmud «è scritto che ogni generazione conosce l’avvicendarsi di 36 uomini giusti, dalla cui condotta dipendono i destini dell’uomo. Sono questi i giusti delle nazioni, che portano in sé più degli altri — spiega il rabbino — la shekhinah, la presenza di Dio. Sono i giusti che ci indicano la via del bene, avendo dedicato la loro vita al servizio del prossimo e alla gloria dell’Eterno. Nell’ebraismo, come è noto, non ci sono santi, ma soltanto giusti, e la canonizzazione di un santo è un fatto interno della Chiesa cristiana. Ma noi ebrei in questo momento vogliamo sottolineare che niente si attaglia meglio alla figura di Giovanni Paolo II della qualifica di giusto». Per gli ebrei, ha sottolineato Toaff nell’intervista, le visite simboliche di Papa Wo j t y ła alla Sinagoga di Roma, al campo di sterminio di Auschwitz e al Muro occidentale del Tempio a Gerusalemme «hanno segnato come pietre miliari il percorso che egli con coraggio e fermezza ha inteso compiere come atto di sincero affetto e comprensione nei confronti del popolo di Israele e di riparazione per le sofferenze e i torti inflittigli nel corso della storia e culminati nella tragedia della Shoah». E Giovanni Paolo II, nel suo testamento, non ha potuto «non ricordare il rabbino di Roma e così numerosi rappresentanti delle religioni non cristiane». Alle canonizzazioni del 27 aprile dedica un articolo anche il «Simon Wiesenthal Center» (una delle più grandi organizzazioni internazionali ebraiche per i diritti umani) che si unisce ai cattolici di tutto il mondo nel riconoscere il notevole contributo dato alla storia da Papa Roncalli e da Papa Wojtyła. «Gli ebrei ricorderanno sempre Giovanni XXIIIcome la forza animatrice del concilio Vaticano II, che ha cambiato il modo con cui i cattolici hanno guardato le altre fedi, specialmente l’ebraismo. Il documento Nostra Aetateche ne seguì — osserva il rabbino Yitzchok Adlerstein, direttore degli Affari interreligiosi del Centro Wiesenthal — ha “staccato la spina” su secoli di antisemitismo teologico e posto i rapporti tra cristiani ed ebrei su un piano di reciproco rispetto». Dal canto suo Giovanni Paolo II, commenta il rabbino Abraham Cooper, decano associato del Centro, «è diventato il primo Papa a visitare una casa di culto ebraico, abbracciando il rabbino capo di Roma Elio Toaff e chiamando gli ebrei “fratelli maggiori” dei cristiani». Cooper ricorda poi altri due fatti per i quali Papa Wo j t y ła ha «un posto speciale nel cuore del popolo ebraico»: la sua decisione di stabilire piene relazioni diplomatiche con lo Stato di Israele e, durante la visita a Gerusalemme, il biglietto inserito nel Muro occidentale nel quale riconosceva il sangue ebraico di generazioni versato in nome del cristianesimo, pregando per il perdono. Un gesto che «non sarà mai dimenticato».© Osservatore Romano - 20 aprile 2014