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Rassegna stampa Speciali
interreligioso-3di KHALED AKASHEH *

Procede a passo spedito la preparazione del quinto congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali, in programma nel prossimo giugno ad Astana, in Kazakhstan. Un’iniziativa nata in Vaticano, durante una visita del presidente della Repubblica kazaka, Nursultan Nazarbayev, a Giovanni Paolo II. In quella occasione il presidente chiese il sostegno della Santa Sede al suo Paese nell’avviare un’iniziativa di dialogo tra le religioni.
Richiesta subito accolta: infatti la Chiesa non solo prende iniziative di dialogo, ma le incoraggia e le sostiene quando si accorge della loro bontà. In seguito all’assicurazione del Pontefice e dietro indicazioni del cardinale segretario di Stato, il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ha inviato nel Paese centro-asiatico il capo ufficio per l’islam. È stato l’inizio di una collaborazione che continua in maniera stretta. Ne è testimonianza non solo la partecipazione del rappresentante del dicastero ai lavori del segretariato, ma anche a quelli del gruppo di lavoro che hanno avuto luogo ad Astana nel settembre scorso. Anche a dimostrazione dell’imp ortanza accordata dal Kazakhstan alla promozione del dialogo tra le religioni, il capo del segretariato è, ex officio , il presidente del Senato, attualmente Kassym-Jomart Tokayev. Per adempiere nel migliore dei modi alla sua responsabilità nei riguardi del congresso, egli è assistito, oltre che naturalmente dall’apparato del Senato, anche dal ministero degli Affari Esteri e da quello della Cultura e dello Sport, che comprende il comitato per gli Affari Religiosi. Il rappresentante del Pontificio Consiglio ha sempre incoraggiato la parte kazaka a esercitare una sana e necessaria distinzione tra religione e politica, anche nell’organizzazione dei congressi. A tal fine, la direzione del gruppo di lavoro, che fa capo al segretariato, è stata affidata ad Aydar Abuov, in qualità di direttore del Centro internazionale per le culture e le religioni, nonché commissario per la promozione degli obiettivi e finalità del congresso. I partecipanti alla riunione del gruppo di lavoro rappresentavano le maggiori religioni del mondo: le religioni monoteistiche abramitiche — ebraismo, cristianesimo e islam — e quelle orientali: induismo e buddismo. Il gruppo di lavoro ha discusso e si è accordato sul tema del quinto congresso, sui sotto-temi, sulla data del medesimo, preceduta dalla riunione del gruppo di lavoro e poi del segretariato. Il congresso consentirà anche di tenere una riunione del consiglio dei leader religiosi, dove la Chiesa cattolica è rappresentata dal presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, il cardinale Jean-Louis Ta u r a n . Dopo la discussione delle proposte presentate dal gruppo di lavoro, ci si è messi d’accordo sui maggiori aspetti riguardanti il congresso, alcuni dei quali rimangono da chiarire, come il numero delle delegazioni e quello dei suoi membri, in modo da garantire, nella misura del possibile, una giusta ed equilibrata rappresentanza delle comunità religiose mondiali e tradizionali. I partecipanti alla riunione del segretariato hanno confermato, con lievi modifiche, quanto proposto dal gruppo di lavoro. Anzitutto il tema del congresso, che sarà «Il dialogo dei leader religiosi e dei politici per la pace e lo sviluppo»; e quindi i sotto-temi. Ne sono stati individuati quattro: la religione e i leader politici: la responsabilità verso il genere umano; l’influenza della religione sui giovani: educazione, scienza, cultura e mass media; religione e politica: nuove tendenze e prospettive; dialogo fondato sul rispetto reciproco e la comprensione tra i leader e i seguaci delle religioni mondiali e tradizionali per la pace, la sicurezza e l’armonia. Le rispettive date delle varie riunioni sono state fissate: quella del gruppo di lavoro (8 giugno), del segretariato (9 giugno) e dello stesso congresso (10-11 giugno). Pur avendo una fitta agenda, i partecipanti ai lavori del segretariato non potevano non parlare della drammatica situazione che vivono i cristiani dell’Iraq e della Siria, come pure i seguaci di altre comunità religiose numericamente minoritarie. La proposta del rappresentante del patriarcato ecumenico di Costantinopoli, il metropolita Emmanuel di Francia, di stilare una dichiarazione in merito è stata subito accolta. I partecipanti hanno affermato che «avendo considerato il ruolo dei leader religiosi nel trattare le tematiche più pressanti che sta affrontando il mondo, ed esprimendo l’aspirazione comune di tutte le religioni alla pace e alla sicurezza, hanno deciso in maniera unanime: di appellarsi alla comunità internazionale per condannare nei più forti termini l’estremismo, il radicalismo, la violenza e il terrorismo, denunciandoli come immorali e criminali; di affermare che gli atti terroristici non devono mai essere associati o giustificati da qualsiasi religione o credenza». Tornando alla questione dei partecipanti, per il cristianesimo, oltre alla Chiesa cattolica e a quella greco-ortodossa, era rappresentata anche la Chiesa russa ortodossa e, in rappresentanza delle comunità ecclesiali sorte dalla Riforma, la Federazione luterana mondiale e la Comunione anglicana. I due grandi rami dell’islam erano pure rappresentati: i sunniti e gli sciiti (dall’Iran). Il Paese promotore del congresso è certamente quello che rappresenta la più ricca varietà etnico-culturale, accanto a quella religiosa. Il rispetto della libertà religiosa trova davanti a sé una sfida: quella di garantire la sicurezza del proprio territorio e dei cittadini. Un equilibrio certamente non facile nel turbolento scenario mondiale.

*Capo ufficio per l’islam del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso

© Osservatore Romano - 5-6 gennaio 2014