«Perché hanno messo in croce Gesù?». È la domanda che Paolo Toniolo, un bambino disabile di Cittadella, ha fatto stamani a Papa Francesco. E il Pontefice, colpito da quell’interrogativo, gli ha spiegato con parole semplici che a crocifiggere Gesù sono stati quelli che non gli volevano bene. È uno dei tanti momenti dell’intenso dialogo tra il Pontefice e le persone ammalate, soprattutto i più piccoli, divenuto ormai ogni mercoledì una consuetudine significativa. E oggi, poi, si è aggiunta una presenza particolare: oltre trecento persone che vivono l’esperienza delle malattie rare. Al Santo Padre hanno chiesto di farsi interprete del loro urgente bisogno di adeguato sostegno «sia a livello medico che legislativo». Proprio l’incontro con il Pontefice, spiegano i promotori accompagnati dal vescovo Lorenzo Leuzzi, ausiliare di Roma per la pastorale sanitaria, ha aperto gli appuntamenti per il Rare Disease Day — la giornata mondiale delle malattie rare — del 28 febbraio. Un appuntamento «che vede attiva per la prima volta una rete capace di unire istituzioni, luoghi di ricerca e di cura e associazioni di pazienti e familiari». Eloquente, del resto, il tema scelto per la giornata: «Uniti per un’assistenza migliore». Significativa questa mattina anche la presenza di Francesca e Raffaella, le due nipoti di don Tonino Bello, il vescovo pugliese morto nel 1993. Lo hanno ricordato al Papa, con il quale tra l’a l t ro vedono una straordinaria similitudine se non altro «nei gesti e nelle parole». Nel Pontefice, hanno detto, «riconosciamo anche tante caratteristiche del profilo spirituale di zio Tonino». A novembre i due fratelli di don Tonino avevano incontrato Papa Francesco a Santa Marta e gli avevano donato la croce pettorale in legno d’ulivo appartenuta al vescovo scomparso. Da sottolineare, poi, la presenza di oltre cento rappresentanti dell’ordinariato personale della Cattedra di San Pietro. Presenti anche venticinque diaconi del seminario di Milano, con i loro superiori, «a Roma per un pellegrinaggio in preparazione dell’ordinazione sacerdotale che riceveranno il 7 giugno». Sull’«importanza della cultura dell’incontro che porta alla pace» ha insistito l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, nel presentare al Pontefice i partecipanti al congresso di Signis, l’associazione cattolica mondiale per le comunicazioni. E un modo per comunicare «quello che tutti sentiamo dentro, e che cioè Papa Francesco è un po’ come un “sup ereo e” pronto ad aiutarci davvero», lo ha trovato l’artista e writer romano Mauro Pallotta, autore del famoso mural che ritrae il Pontefice come superman e che stamani ha portato in dono una copia dell’immagine. All’udienza erano anche presenti alcuni rappresentanti di realtà del mondo del lavoro: dal sindacato Confagricoltura alla Confedilizia, dalle donne geometra fino all’Associazione stampa romana. Particolarmente numerosi, poi, gli argentini venuti ad abbracciare il Papa. Tra loro, Haydée Dabusti, la donna soprano più famosa del suo Paese, ora in Italia per una serie di concerti accompagnata dal maestro Renato Nicolosi. «Dieci anni fa nella cattedrale di Buenos Aires — racconta — fu proprio l’a rc i v e s c o v o Bergoglio a introdurre la mia esibizione. E in questi anni ho potuto verificare che il Papa è un grande esperto di opera. Un vero intenditore, soprattutto della Normadi Vincenzo Bellini». Suor Raquel Brambilla, superiora generale delle suore povere bonaerensi di San Giuseppe, è venuta «a confermare al Pontefice l’impegno di tutte le religiose per gli ultimi in Argentina, Uruguay, Stati Uniti d’America, Romania, Madagascar e in Italia, dove — spiega — abbiamo una casa per ragazze madri a Genova». E il sindaco di Tandil, Miguel Angel Lunghi, ha presentato al Pontefice il progetto della grande statua del Cristo de las Sierras che sarà collocata a Tandil, con la collaborazione dei salesiani. Era presente inoltre una delegazione dei vigili del fuoco argentini.
© Osservatore Romano - 27 febbraio 2014