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martiri 2ROMA, 23. Tra il 2001 e il 2014 sono stati 343 i missionari e gli operatori pastorali uccisi nel mondo. Solo l’anno scorso sono morte ventisei persone: diciassette sacerdoti, un religioso, sei religiose, un seminarista e un laico. Sono queste le cifre, tragiche, che accompagnano la celebrazione della Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, promossa dal Movimento giovanile delle Pontificie opere missionarie (Pom). Le cifre sono da considerarsi in difetto, poiché si riferiscono solo ai casi accertati e di cui si è avuta notizia.
Nel decennio 1980-1989 — riferisce l’agenzia Fides — hanno perso la vita in modo violento 115 missionari. Il quadro riassuntivo degli anni 1990-2000 presenta un totale di 604 missionari uccisi. Il numero risulta sensibilmente più elevato rispetto al decennio precedente soprattutto in conseguenza del genocidio avvenuto in Rwanda, nel 1994, che ha provocato 248 vittime accertate tra il personale ecclesiastico. Dal 1980 al 2014 le vittime sono invece state 1.062. La Giornata per i missionari martiri, che si tiene ogni anno il 24 marzo in coincidenza con l’anniversario dell’uccisione dell’a rc i v e s c o v o di San Salvador Oscar Arnulfo Romero, nasce per ricordare, attraverso la preghiera e con il digiuno, tutti gli operatori pastorali che sono stati uccisi nel mondo perché testimoni del Vangelo. Nata nel 1993 per iniziativa del Movimento giovanile missionario delle Pom italiane, la Giornata di quest’anno si celebra nella prospettiva della beatificazione dell’arcivescovo Romero che si svolgerà il prossimo 23 maggio. Il tema scelto è: «Nel segno della croce». Nel sussidio preparato per questa ventitreesima edizione della Giornata sono raccolte alcune proposte di animazione: una riflessione per l’approfondimento del tema, il testo per l’animazione di una veglia di preghiera, quello per le meditazioni alla via crucis e la traccia per la celebrazione di una liturgia p enitenziale. Sono invitati a partecipare anche i malati che potranno offrire le loro sofferenze a sostegno del lavoro di quanti operano in ogni angolo della terra per annunciare e testimoniare il Vangelo. «Tanti — scrive don Michele Autuoro, direttore nazionale di Missio, nel sussidio per la Giornata — hanno dato la vita unicamente perché, come Cristo, avevano scelto di stare dalla parte dei poveri e dei piccoli, perché hanno vissuto le beatitudini evangeliche come operatori di pace e di giustizia per quei popoli che il Signore ha loro affidato di servire. Quindi — aggiunge il sacerdote — giornata di memoria, ma anche di intercessione per il dono della pace e di una fraternità vera nel rispetto di tutti». Commentando il tema scelto per la giornata, Alessandro Zappalà, segretario nazionale di Missiogiovani, ha sottolineato che «se c’è una cosa che accomuna tutti i cristiani sparsi per i cinque continenti, questa è la croce. Uno strumento di tortura e di morte — ha aggiunto — che per secoli ha terrorizzato tutti i popoli, fino a quando, su quella croce non vi è stato appeso il Figlio di Dio, Gesù. Da quel momento in poi, però la croce è divenuta simbolo di salvezza per tutti, perché Gesù, morendovi, ha riscattato ogni nostra colpa e ogni nostro peccato».

© Osservatore Romano - 23-24 marzo 2015