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Rassegna stampa Speciali
papa-francesco-saluto-14Ha lo stesso nome dell’ormai ben più nota residenza pontificia e quest’anno ha accolto in Vaticano 480 bambini di ogni parte del mondo, senza distinzione di razza o di religione: è il dispensario pediatrico Santa Marta, che offre cure mediche, cibo e vestiario alle famiglie bisognose. A pochi passi dalla Domus che ospita Papa Francesco, la struttura è gestita da oltre novant’anni alle suore vincenziane, le Figlie della carità, che ne hanno fatto una sorta di porta aperta alle necessità di chi altrimenti non saprebbe come cavarsela. «Grazie alla collaborazione assidua del Governatorato — spiega suor Antonietta Collacchi, che dirige il dispensario dal 2012 — abbiamo annualmente quasi cinquecento bambini iscritti, 350 dei quali sono presenze assidue.
Si tratta per lo più di figli di immigrati giunti dall’Africa e dall’America latina, ma anche da nazioni asiatiche ed europee: del resto noi non guardiamo al colore della pelle o al credo religioso, perché la carità ha un solo senso, il valore della persona come essere umano». Nella comunità di famiglie che si rivolgono alla struttura, ci sono soprattutto madri con i loro figli senza nessun altro al mondo che si prenda cura di loro. Sono donne e bambini cattolici, ortodossi, evangelici, copti, musulmani e buddisti; e i Paesi più rappresentati sono Perú, Ecuador, Venezuela, Colombia, El Salvador, Guatemala, Sri Lanka, India, Marocco, Nigeria, Tunisia, Congo, Egitto, Italia, Romania, Moldavia, Albania e Ucraina. Attualmente, il dispensario offre servizi di medicina generale, pediatria, ginecologia, ecografia, psicologia, dermatologia, allergologia, ortopedia, odontoiatria, oculistica, otorinolaringologia e cardiologia. Ad aiutare la comunità vincenziana uno staff di ben 52 persone tra medici e volontari, che giorno dopo giorno dedicano alcune ore della loro vita a questo impegno. Nel concreto accolgono le famiglie, fanno servizio al consultorio, archiviano le schede, distribuiscono alimenti, indumenti, pannolini e giochi ai bambini, e svolgono altre mansioni in base alle esigenze della giornata. La struttura, che si avvale della collaborazione dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù e di altri nosocomi romani, come anche della Farmacia vaticana e del Fondo assistenza sanitaria, dell’Associazione santi Pietro e Paolo, dell’Opera pia società romana pro infantia e del Banco alimentare, ha quasi un secolo di storia. Risale infatti all’ottobre 1921 la proposta fatta a Benedetto XV dalla benefattrice newyorkese Dula Dracek di creare un servizio di distribuzione di latte per i bambini poveri di Roma. L’idea venne accolta dal Pontefice, che decise l’istituzione del dispensario, poi sorto effettivamente sotto Pio XI l’8 maggio 1922. Particolarmente vicino all’opera delle Figlie della carità di san Vincenzo de’ Paoli, fu Pio XII che più volte intervenne per sostenerla economicamente, specie negli anni della seconda guerra mondiale. L’esempio di Pacelli fu poi seguito da tutti i successori. E nei locali del dispensario tante fotografie testimoniano le visite da parte di Paolo VI , Giovanni Paolo II e Benedetto XVI , che il 3 luglio 2008 gli ha dato la configurazione di fondazione autonoma, presieduta per statuto dall’elemosiniere pontificio. Lo stesso Papa Francesco vi si è recato: il 14 dicembre 2013 ha visitato la sede nel palazzo San Carlo e successivamente ha incontrato le famiglie nell’Aula Paolo VI . Anche per questo, in occasione del Natale, alcune di esse hanno voluto rivolgere gli auguri al Pontefice attraverso delle lettere, tutte scritte a mano, che sono state pubblicate sul periodico Ditelo a tutti . In una di queste, la madre di due bambine confida a Papa Bergoglio: «Io e la mia famiglia riceviamo aiuto dopo che sia io sia mio marito abbiamo perso il lavoro. Le tue parole con la loro semplicità riescono sempre ad arrivare ai nostri cuori donandoci forza e coraggio». Non mancano le letterine di famiglie latinoamericane che in spagnolo gli augurano «tanta forza per continuare la grande missione di amore che Dio ha posto nelle sue mani».

Gianluca Biccini

© Osservatore Romano - 31 dicembre 2014