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Rassegna stampa Speciali
06 marzo 2015

donna luce«Essendo donna sono consapevole, come dice san Paolo, che alle donne in chiesa conviene il silenzio». Così scriveva nel 1872 una nobile signora al vescovo Gioacchino Pecci, postillando una sua proposta iconografica per la pala d’altare che intendeva finanziare.
Si trattava in realtà di «un silenzio tutt’altro che muto», per usare una delle icastiche espressioni di Marinella Perroni nel suo recente saggio Le donne di Galilea. Presenze femminili nella prima comunità cristiana (Bologna, Edizioni Dehoniane, 2015, pagine 96, euro 9,50).

Lo scrive Isabella Farinelli aggiungendo che la benefattrice di Pecci, pur dichiarandosi pronta all’anonimato, era sottilmente consapevole del futuro della sua proposta, cui annetteva un forte valore emblematico: il quadro, raffigurante san Pietro liberato dal carcere, fu in effetti eseguito e si trova ancora in una delle tante chiese ricostruite dal futuro Leone XIII nel territorio perugino. Marinella Perroni, dal canto suo, spinge uno sguardo analitico alla radice bimillenaria del ruolo femminile nella Chiesa, tra l’itineranza alla sequela di Gesù e le comunità protocristiane, dove occorre farsi spazio tra edulcoranti luoghi comuni e silenzi storiografici, questi sì, pesanti a tal punto da rivelarsi, a loro volta, fonti da indagare.

© Osservatore Romano - 7 marzo 2015