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papa-francesco-terra-santa-ecumene-1GINEVRA, 30. «Lo storico incontro tra Papa Francesco, vescovo di Roma, e il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo è importante per le Chiese globali e per il movimento ecumenico».
È quanto ha affermato il reverendo Olav Fykse Tveit, segretario generale del World Council of Churches (Wcc), a conclusione della visita di Bergoglio in Terra Santa. Facendo riferimento alla dichiarazione congiunta di domenica scorsa di Francesco e Bartolomeo, Tveit ha espresso soddisfazione che entrambi abbiano «confermato la chiamata all’unità della Chiesa, l’imp ortanza del loro incontro a Gerusalemme e in Terra Santa e la loro convinzione condivisa che stiamo camminando tutti insieme nella stessa strada in un pellegrinaggio di giustizia e di pace». Il segretario del Wcc ha sottolineato che Papa Francesco e il Patriarca ecumenico Bartolomeo nella loro dichiarazione si sono impegnati a continuare il cammino verso l’unità tra le Chiese cattoliche e ortodosse. «È importante — ha aggiunto Tveit — che il vescovo di Roma e il Patriarca di Costantinopoli si siano incontrati per confermare questa vocazione della Chiesa verso l’unità e che questo incontro è visto come un passo necessario verso la comunione nella “legittima diversità”. La necessità e la comprensione della diversità rispettosa all’interno della Chiesa sono state confermate anche durante la nostra decima assemblea generale di Busan, nel corso della quale erano presenti sia leader ortodossi che cattolici. Sentirle ribadite direttamente dal Papa e dal Patriarca accresce la considerazione del lavoro compiuto durante l’assemblea. Proprio come i loro predecessori, che si sono incontrati cinquanta anni fa a Gerusalemme — sottolinea Tveit riferendosi a Paolo VI e Atenagora — il loro incontro rafforza la Chiesa nella regione, sebbene la Chiesa continui a lottare sotto la pressione del conflitto e soffrendo». Il segretario generale del Wcc ha anche espresso speranza nella dichiarazione congiunta sul ruolo del dialogo interreligioso. «Questo — ha precisato — è di vitale importanza per tutta la nostra comunione di Chiese, siano esse maggioranza o minoranza religiosa nelle loro società. Questo dialogo è di particolare importanza in un contesto come il Medio Oriente. L’incontro di Francesco e Bartolomeo — conclude — è segno di speranza e di ispirazione per le Chiese di tutto il mondo poiché la nostra unità, pur nella diversità, consente alla Chiesa di muoversi tutta insieme nel suo pellegrinaggio comune di giustizia e di pace». Del Wcc fanno parte 345 Chiese, tra le quali quella ortodossa, anglicana, battista, luterana, metodista, ed evangelica. Il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli è stato tra i membri fondatori del Wcc nel 1948. Attraverso le sue Chiese membro il Wcc rappresenta oltre 560 milioni di cristiani in più di 100 Paesi nel mondo. Sebbene la Chiesa cattolica non sia un membro del Wcc, insieme a quella ortodossa lavora in stretta collaborazione su progetti relativi all’unità dei cristiani, alla testimonianza comune, al dialogo interreligioso, alla formazione ecumenica, ai diritti umani, alle migrazioni, alla pace e alla giustizia.

© Osservatore Romano - 30-31 maggio 2014