Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Rassegna stampa Speciali
martiri-2MUMBAI , 16. Il dialogo è l’unica strada per la costruzione della pace e della tolleranza. È quanto ha ribadito l’arcivescovo di Bombay, cardinale Oswald Gracias, in seguito ai casi di riconversione di cristiani alla religione induista avvenuti negli ultimi giorni in India. Casi che, per il porporato, sono «causa di preoccupazione e di introspezione pastorale, e rappresentano un rinnovato richiamo al dialogo nella nostra nazione. Ogni persona gode della libertà di coscienza».
Per il cardinale, i numerosi e crescenti episodi di riconversione nell’Uttar Pradesh sono inquietanti. «Tuttavia — ha detto ad AsiaNews — questi avvenimenti sono anche un richiamo all’introspezione: dobbiamo analizzare bene la nostra pastorale cristiana, interrogandoci sulla sua adeguatezza e sulla preparazione spirituale. Ovviamente dobbiamo esaminare con urgenza questi casi per capire se siano davvero episodi di conversione/riconversione o se invece non siano creati ad arte, istigati da gruppi ideologici» che cercano di fomentare i contrasti. In tempi recenti l’Uttar Pradesh è stato attraversato da tensioni fra le diverse comunità religiose: «Non sarebbe inappropriato controllare se dietro a queste situazioni non vi siano interessi nascosti. Se non esistano persone che attraverso questi atti provocatori — che infiammano la sfiducia e l’ostilità — stiano cercando di ottenere un vantaggio politico. Sono domande — ha precisato il porporato — che poniamo al Governo e alla polizia, che hanno l’autorità di capire meglio cosa sia avvenuto. Allo stesso tempo, noi non accusiamo nessuno di quanto è successo. Ma dobbiamo essere vigili, data la vicinanza temporale e geografica di queste “riconversioni”. Sono momenti che ci spingono a riflettere, che ci preoccupano e che invitano a prendere misure appropriate. L’induismo per sua natura tollera le altre religioni, e abbraccia la grande realtà della nostra nazione. La libertà religiosa e la libertà di coscienza sono riconosciute e tutelate dal diritto internazionale». È stata l’Assemblea generale dell’O nu che nel 1948 ha adottato la Dichiarazione universale dei diritti umani, ha ricordato il porporato, «e questa riconosce che l’intera umanità gode di alcuni diritti inalienabili, che costituiscono le fondamenta della libertà, della giustizia e della pace nel mondo. Questi sporadici episodi ci ricordano l’urgenza del dialogo interreligioso nella nostra nazione multireligiosa. Attraverso il dialogo, la paura, l’ostilità e il sospetto possono lasciare spazio all’amicizia, o quanto meno alla tolleranza. Papa Francesco — ha proseguito l’a rc i vescovo di Bombay — durante il viaggio in Corea ha parlato dell’importanza del dialogo interreligioso e ha sottolineato come proprio il dialogo abbia radici profonde nella nostra religione, che cerca di dare il benvenuto e comprendere gli altri. È nostra responsabilità, in quanto leader religiosi, di lavorare per promuovere la tolleranza interreligiosa, la volontà di pace e un’armoniosa co esistenza». Intanto, in vista del sinodo sulla Famiglia che si terrà a ottobre in Vaticano, i vescovi dei due Stati di Andhra Pradesh e Telangana si sono riuniti in assemblea a Hyderabad, con circa 100 delegati di 13 diocesi, numerosi sacerdoti e suore, e molti leader laici, per discutere su: “Le sfide per la vita familiare: risposta cattolica”. Monsignor Thumma Bala, arcivescovo di Hyderabad, ha sottolineato la preoccupazione della Chiesa verso la famiglia come “Chiesa domestica”, ricordando i princìpi della vita coniugale contenuti nella “Humanae vitae”, nel Catechismo della Chiesa Cattolica, e nell’I n s t ru m e n tum laboris consegnato alle Chiese locali in vista del Sinodo. All’assemblea — riferisce Fides — ha preso parte anche il cattolico Thatikonda Rajaiah, vice primo ministro del nuovo Stato di Telangana, che ha dichiarato di considerare «un grande dono di Dio essere membro della Chiesa», assicurando il suo sostegno per la promozione di servizi allo sviluppo a Telangana. L’assemblea ha vissuto momenti di confronto e discussione in gruppi sulla risposta delle comunità cattoliche alle nuove sfide che incontra la famiglia, immersa in una cultura sempre più secolarizzata, che tende a emarginare la fede. Tra le risposte emerse, l’urgenza di formare e curare famiglie cristiane. La famiglia infatti è base della vocazione e culla dell’educazione alla vita e al Vangelo per ogni cristiano. Al fine di tenere unita la comunità cristiana dell’Andhra Pradesh e del Telangana, l’Andhra Pradesh Federation of Churches (Apfc) ha deciso di ribattezzarsi in Federation of Telugu Churches (Ftc). Il cambio di nome, spiegano i leader religiosi cristiani, vuole essere un modo per non creare una nuova scissione tra la popolazione, dopo quella “politica e geografica” avvenuta con la nascita del nuovo Stato. La decisione è stata presa nei giorni scorsi durante l’assemblea generale della federazione, tenutasi a Hyderabad. “Federation of Telugu Churches” rimanda alla lingua locale (il telugu) comune a entrambi gli Stati. La Ftc avrà due unità regionali che rappresenteranno la federazione dinanzi ai rispettivi governi.

© Osservatore Romano - 17 settembre 2014