MADRID, 22. «Preoccupazione» e «tristezza» per le «costanti e reiterate offese ai sentimenti religiosi dei fedeli delle diverse confessioni» in Spagna: è quanto hanno espresso, nei giorni scorsi, in una dichiarazione congiunta la Federazione delle comunità ebraiche iberiche, la Conferenza episcopale, la Commissione islamica e la Federazione di entità religiose evangeliche. «Noi cittadini di questo paese, credenti e non credenti, abbiamo intrapreso insieme, da molto tempo, il cammino senza ritorno verso la convivenza nella libertà e nella pace, dentro la cornice delle leggi, il reciproco riconoscimento e il rispetto dei diritti umani», scrivono i firmatari del documento, nel quale si ricordano i passi compiuti nella comprensione della «natura perversa di sentimenti, discorsi e atti discriminatori e di odio per ragioni di razza, paese di origine, sesso, ideologia politica, orientamento sessuale o religione». Infatti, prosegue la dichiarazione, «ci siamo dotati di leggi per dissuadere, perseguire e punire le manifestazioni più gravi ed estreme di questi comportamenti. E, la cosa più importante, anche se resta molto da fare, siamo riusciti a sviluppare una sensibilità sociale condivisa che segnala, esclude e non tollera tali comp ortamenti». Tuttavia, avvertono i firmatari del comunicato, «non succede lo stesso, deplorevolmente, con la discriminazione o i reati di odio per motivi religiosi. Le offese contro i sentimenti religiosi godono ancora nel nostro paese di una tolleranza sociale incomprensibile. In Spagna — aggiungono — si profanano templi e simboli, ci si fa beffa e scherno dei rappresentanti più sacri della fede religiosa di milioni di persone, con totale impunità e tolleranza. Siamo tornati a vederlo a carnevale, dove cristiani, ebrei e musulmani, che con distinte sensibilità condividono il rispetto o la devozione per Gesù Cristo, Maria e i santi, hanno osservato con dolore uno spettacolo mortificante con provocazioni che nessuno può supporre se l’offesa fosse diretta contro i sentimenti o i valori condivisi di altri gruppi». Secondo la Federazione delle comunità ebraiche, la Conferenza episcopale spagnola, la Commissione islamica e la Federazione di entità religiose evangeliche di Spagna durante lo scorso carnevale, infatti, ha destato molto scalpore l’intervento di un drammaturgo a Santiago de Compostela, che ha offeso pubblicamente la Vergine del Pilar e san Giacomo con parole irripetibili e blasfeme. Profondo sconcerto è stato espresso dagli abitanti della cittadina spagnola, meta di pellegrinaggi. «Quanto avvenuto in occasione delle celebrazioni del carnevale di quest’anno — si legge in un comunicato dell’arcidiocesi — non è accettabile. Non è possibile che la figura dell’apostolo, che dà il nome e rappresenta la città in tutto il mondo, possa essere gravemente disprezzata». Già lo scorso anno il carnevale delle Canarie aveva sollevato grandi polemiche per il «Drag Gala» a Las Palmas in cui era stata offesa la Madonna. La storia si è ripetuta anche quest’anno. Secondo i firmatari, è «inaccettabile che la tolleranza e la complicità con le offese religiose» vogliano avvalersi della libertà di espressione. Infatti, «la libertà di espressione, come si sa, non è un diritto assoluto. Ha i suoi limiti, come ogni diritto, e non può invocarsi per colpire altre libertà né altri beni giuridici protetti dalle leggi, come lo sono la libertà religiosa e i sentimenti religiosi legati a questa libertà, chiaramente definiti e protetti nella nostra legislazione. Le confessioni religiose rappresentate in questo comunicato — conclude la dichiarazione congiunta — continueranno a lavorare insieme al resto della società spagnola nell’imp egno e contributo per la pace, la tolleranza, l’integrazione e la convivenza in libertà in vista del bene comune. Solo chiediamo reciproco rispetto, per i credenti e i non credenti».
© Osservatore Romano - 23 febbraio 2018