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immigratiROMA, 1. A pochi giorni dal primo anniversario (8 luglio) della visita di Papa Francesco nell’isola di Lampedusa, lungo le coste siciliane gli immigrati continuano a morire. Dopo l’ennesima tragedia avvenuta lunedì, ancora una volta la Chiesa cattolica lancia un accorato appello per mettere la parola “fine” alle stragi del mare. «Sono situazioni così gravi — ha dichiarato il cardinale arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana — che fanno vergognare e che dunque devono essere superate per il bene e per il rispetto di tutti».

Il porporato ha espresso un auspicio «forte, deciso, chiaro, incontestabile e inequivocabile per il superamento» di un’emergenza che riguarda soprattutto l’Italia. Un richiamo all’Europa perché dia risposte «in tempi rapidissimi» arriva da padre Giovanni La Manna, direttore del Centro Astalli. Di fronte all’ennesima tragedia nel canale di Sicilia il gesuita si appella all’Europa, affinché dimostri che non ha rinunciato «ai valori che sono alla base della sua Costituzione. Il Consiglio d’Europa della settimana scorsa — ha sottolineato padre La Manna — è stato l’ennesima occasione sprecata. L’operazione “M a re N o s t ru m ” è uno sforzo doveroso, ma rappresenta solo un primo passo. La vera sfida è trovare alternative protette e legali per mettere in salvo le vittime innocenti di guerre e persecuzioni. Se in tempi rapidissimi l’Unione europea non troverà una risposta efficace a questa emergenza umanitaria, dimostrerà di essersi ridotta a un’assemblea di Stati preoccupati di guardare solo ai singoli immediati interessi nazionali». Nei suoi tweet il direttore del Centro Astalli ha ripetuto incessantemente le parole «Basta morti!». Di progetti di sviluppo e scelte politiche umanitarie volte a impedire tragedie del mare come quella di lunedì ha parlato invece il direttore della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego: «Ogni attesa, ogni gesto di indifferenza si trasforma irrimediabilmente in nuove tragedie di cui non possiamo non sentirci responsabili. “Mare Nos t ru m ” — ha spiegato monsignor Perego — è stato la prima grande risposta dell’Italia ai morti dell’ottobre dello scorso anno: ora serve un passo in avanti, con progetti di sviluppo nei Paesi di provenienza dei migranti forzati. Serve uno scatto di democrazia, servono politiche umanitarie. Le nostre comunità — ha aggiunto — non possono rimanere indifferenti, l’Europa non può dimenticare i morti che continuano». Dello stesso avviso l’arcivescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro, secondo il quale «nessuno può sognare che queste morti finiscano fino a che questi viaggi continuano. Sono viaggi di speranza ma diventano sempre più viaggi di morte». Alla vigilia dell’anniversario della visita del Papa a Lampedusa, nella quale furono pronunciate parole molto dure contro «la globalizzazione dell’indifferenza», la Chiesa cattolica chiede ancora una volta che la questione immigrazione sia affrontata in tempi rapidi.

© Osservatore Romano - 2 luglio 2014