Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Rassegna stampa Speciali
bagnasco-5ROMA, 23. Dare «speranza» e far sentire l’«attenzione» e l’«affetto» dei vescovi a quanti sono in difficoltà — specialmente anziani, pensionati, disoccupati, giovani — in un momento così «particolarmente complesso e carico di sfide umane, culturali, sociali e religiose». È questo il senso del messaggio al Paese che i presuli italiani hanno diffuso al termine dell’assemblea generale riunita a Roma dal 19 al 22 maggio scorsi. Il documento è stato presentato, insieme al comunicato finale dei lavori, dal cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), Angelo Bagnasco, che questa mattina, venerdì, ha incontrato i giornalisti. Nel messaggio si sottolinea come, «invitati dalle stimolanti parole del Santo Padre», il cui intervento, come è noto, ha aperto l’assemblea della Cei, i vescovi hanno avvertito «l’urgenza di entrare nei “luoghi”» — famiglia, mondo del lavoro e migranti — «dove più forte è la sofferenza e il disagio della gente».
Primo tra tutti, appunto, la famiglia, «fortemente penalizzata da una cultura che privilegia i diritti individuali e trasmette una logica del p ro v v i s o r i o » . Altra grande preoccupazione che i vescovi avvertono «con sofferenza e speranza» è quella che il Papa ha chiamato «l'affollata sala d’attesa di disoccupati, cassaintegrati, precari dove il dramma di chi non sa come portare a casa il pane s’incontra con quello di chi non sa come mandare avanti l’azienda». Di qui, l’invito «alla solidarietà, alla fiducia e al coraggio di non cedere alle difficoltà e a cercare insieme nuove vie di sviluppo sociale con un’attenzione privilegiata ai giovani». A tal fine i presuli invitano le istituzioni a porre il lavoro come una «priorità» su cui concentrare l’impegno di tutti. Quanto al fenomeno dell’immigrazione — che proprio in questi giorni registra nuovi drammatici capitoli — i vescovi, se da un lato incoraggiano «la solidarietà di quanti con generosità aprono le porte delle loro case e del loro cuore», dall’altro invitano le «istituzioni italiane e degli altri Paesi a farsi carico di questa situazione che coinvolge in maniera spesso massiccia l’Italia, ma interessa tutta l'Europa». Infatti, i vescovi ritengono che «i principi umani e cristiani che hanno ispirato la nascita dell’Unione Europea rimangono validi e vadano ripresi per un’applicazione reale, in una politica favorevole alla giustizia sociale, al lavoro per tutti, al sostegno della famiglia, alla vita, alla dignità della persona, alla solidarietà interna ed estera, all’accoglienza più attiva e condivisa dei migranti e rifugiati e a una missione per la pace e la libertà religiosa nel mondo». In quest’ottica, viene anche sottolineato come la «partecipazione attiva» alle ormai imminenti elezioni europee «è un’opportunità per esercitare la propria co-responsabilità per il futuro dell’E u ro p a » . Quanto al comunicato finale dell’assemblea, si sottolinea come «comunione e comunicazione della fede» sia il binomio che ben sintetizza lo spirito che ha animato i lavori dedicati in particolare alla modifica dello Statuto e all’approfondimento degli Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia. Lavori segnati in profondità dall’intervento inaugurale di Papa Francesco, che ha ribadito l’importanza della «partecipazione» e della «collegialità» in vista di «un discernimento pastorale che si alimenta nel dialogo, nella ricerca e nella fatica del pensare insieme». In questa prospettiva, si legge nel comunicato finale, «i vescovi hanno discusso e deliberato l’approvazione della modifica — da sottoporre allare c o g n i t i o della Sede Apostolica — dell’art. 26 dello Statuto della Cei, stabilendo che la nomina del presidente della Conferenza sia riservata al Sommo Pontefice, che lo sceglie da una terna di vescovi diocesani votati a maggioranza assoluta dall’assemblea generale».

© Osservatore Romano - 24 maggio 2014