ROMA, 12. Una Chiesa povera per i poveri, protesa verso gli emarginati delle periferie del mondo: è l’auspicio, l’incoraggiamento, l’immagine stessa di Papa Francesco che più si riscontra ed emerge dagli innumerevoli messaggi e dichiarazioni diffusi in occasione del primo anniversario (domani 13 marzo) della sua elezione al soglio pontificio. Per i vescovi statunitensi, Francesco «ha costantemente invitato i cattolici a guardare nuovamente ai valori fondamentali del Vangelo». Lo ha fatto dando l’esempio, «scegliendo la semplicità nello stile di vita personale, lavando i piedi ai detenuti, tenendo nelle sue mani e baciando» persone gravemente sofferenti. La sua costante apertura verso chi è emarginato, il rilievo dato alla misericordia e alla carità «sono serviti da ispirazione non solo ai cattolici ma anche agli altri cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà». Francesco come esempio e modello. Così è per il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, monsignor Joseph Edward Kurtz, il quale spiega che il Pontefice «fornisce l’ispirazione in tanti modi», come comunicatore e “figlio della Chiesa”, come pastore e sacerdote, come leader, come cattolico, come persona. Francesco «ha portato energia nuova ed è punto di riferimento per i sacerdoti e modello per i vescovi». Kurtz si dice «orgoglioso» perché il Papa «ha dato nuova voce al ricco patrimonio della dottrina sociale cattolica, che parla di una Chiesa per i poveri». Anche la scelta di dedicare un sinodo alla famiglia mostra che «questo Papa ha una visione giusta del mondo», commenta monsignor Józef Michalik, presidente della Conferenza episcopale polacca, perché «indica una consapevolezza, la volontà di guardare dov’è l’origine del problema. Se crollano le fondamenta, crolla tutta la società. Se invece l’uomo ha un punto di riferimento stabile, riesce a resistere alle difficoltà. Scegliendo allora la famiglia — sottolinea Michalik — la Chiesa e il Papa vogliono mostrare che esiste la speranza». Dal Portogallo il patriarca di Lisbona, Manuel José Macário do Nascimento Clemente, parla di «un bilancio estremamente positivo perché Papa Francesco ha realizzato tutte le speranze nate con la sua elezione». Un grazie per questo primo anno di pontificato viene dal cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay, che in una riflessione riportata da AsiaNews ricorda come Francesco indichi l’evangelizzazione, o la missione, come la massima priorità della Chiesa: «Il Santo Padre sottolinea come l’insegnamento sociale della Chiesa sia parte integrante del messaggio del Vangelo da proclamare nella missione», e quando afferma, dice il porporato, che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, per l’India, Paese «dove l’ineguaglianza è in crescita, con una evidente disparità tra ricchi e poveri», la sfida da raccogliere è quella «per la giustizia e per la pace». Domani il cardinale Gracias celebrerà messa insieme a trentadue sacerdoti, il 18 marzo con quattro vescovi dell’arcidiocesi guiderà l’adorazione eucaristica e le preghiere di ringraziamento, il 19 infine (primo anniversario dell’inizio del ministero papale) presiederà una concelebrazione eucaristica nella cattedrale del Santo Nome. Ad Assisi, sulla tomba del Poverello, pregheranno domani, nell’ora in cui il cardinale Bergoglio veniva eletto Papa, anche i frati del Sacro convento. Sarà una giornata speciale per tutta la Chiesa, sottolinea una nota, osservando come il Pontefice stia «incarnando il carisma di Francesco attraverso temi fondamentali come la pace, il creato, la povertà». Non a caso, uno dei risultati più evidenti di questo primo anno di pontificato di Francesco è l’aumento dei volontari che si mettono a disposizione dei poveri: a rivelarlo, ieri, in un’intervista a Radio Vaticana, è stato monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma: «Abbiamo un corso per volontari e sono più di duecento quelli che vogliono prepararsi per prestare servizio nei nostri vari centri», ha osservato, ricordando che «noi dobbiamo non solo distribuire i pasti alle persone ma far capire loro che c’è un altro pane, un cibo più autentico e più vero che dà un’altra prospettiva». Perché — come dice il Papa — senza Gesù «la Chiesa rischia di essere solo una ong».
© Osservatore Romano - 13 marzo 2014