I dati menzionati, confrontati con le informazioni già appurate, si rivelano del tutto attendibili. Su 220 case religiose accertate, di cui 170 femminili, che nascosero ebrei, si sa che diverse risposero spontaneamente all’emergenza, altre attesero indicazioni dalle autorità ecclesiastiche, molte avevano la dichiarazione fornita dal Vaticano nell’ottobre 1943. Nei monasteri di clausura, per la natura dell’istituzione e secondo la normativa canonica vigente, sarebbe stato legalmente impossibile prendere l’iniziativa, anticipando il permesso del Papa, forse del suo vicario, certamente del visitatore apostolico che aveva contatto diretto con i monasteri. Fanno fede della prassi diverse informazioni disponibili in merito a istituzioni similari. Sul monastero cistercense di Santa Susanna il 3 giugno 2014 «L’O sservatore Romano» ha riportato la testimonianza di Renato Astrologo, che vi fu nascosto con la nonna Emma Piperno, il padre Giuseppe, la madre Valeria De Nola, i due fratelli maggiori e la sorellina Fiorella. Dapprima, le cistercensi accolsero le donne della famiglia, che entrarono nel monastero di via XX Settembre il 24 ottobre 1943, provenienti dalla casa delle clarisse missionarie di via Vicenza. Poi, da fine gennaio 1944, le raggiunsero anche Renato, il padre e i fratelli maggiori Angelo e Alberto. In quei mesi, gli Astrologo non si accorsero della presenza di altri fuggiaschi, ma in realtà le monache di Santa Susanna stavano nascondendo in totale 42 persone. Il contatto con la superiora fu mediato da padre Libero Raganella, giuseppino del Murialdo, che ricordò come ci fosse il preciso “ordine dall’alto” di far aprire le porte della clausura. Altre notizie pubblicate di recente sono contenute nel diario di suor Francesca Teresa di Candeloro, delle oblate agostiniane di via Garibaldi, in cui si precisa trattarsi di un espresso desiderio del Papa, ma senza obbligo, come ricorda Fabio Isman su «Il Messaggero» del 17 ottobre 2014. Da altra fonte si sapeva che le stesse monache già il 1° ottobre 1943 avevano ottenuto da Pio XII di poter ospitare una famiglia ebrea, con l’anziano marito di una signora malata, tramite il sostituto della Segreteria di Stato monsignor Montini, che aveva affidato la risposta al vicegerente monsignor Traglia ( Actes et documents du Saint Siége , volume IX , a cura di Pierre Blet, Robert A. Graham, Angelo Martini, Burkhart Schneider). Un esempio del normale funzionamento dei canali istituzionali a cui si affidavano informazioni, direttive, risposte. Altri casi sono già ben noti.
© Osservatore Romano 22 gennaio 2015