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Rassegna stampa Speciali
papa-francesco-strasburgo-2dal nostro inviato
Maurizio Fontana
Un viaggio breve, brevissimo. Circa quattro ore sul suolo francese. Il più breve nella storia dei viaggi internazionali dei Pontefici. Poche cerimonie. Tutto il tempo è stato dedicato ai due grandi discorsi al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa: una chiave di lettura della nostra storia di oggi, l’occasione per indicare una via, per sferzare le coscienze, per proporre una cooperazione.
Ha parlato con forza Papa Francesco a un’Europa «ferita» e «stanca», alla quale ha chiesto di recuperare il suo vigore e di tornare a essere protagonista dello «sviluppo culturale» dell’umanità. Quello del Pontefice a Strasburgo, martedì 25 novembre, con la visita al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa, non è stato un viaggio pastorale: il Papa incontrerà il prossimo anno la comunità cattolica francese. Ha visto solo da lontano il bel profilo della cattedrale gotica di Notre-Dame. La sua è stata la visita di un’autorità morale e spirituale invitata a portare parole chiare. Francesco è partito dall’aerop orto di Fiumicino alle ore 8.15. Durante il volo, ha rivolto un breve ringraziamento ai giornalisti: «Spero — ha detto — che non sia troppo faticoso: poco tempo, troppe cose, ma nel rientro potremo parlare un po’», ha promesso prima di augurare scherzosamente «una bella giornata, una giornataccia!». L’airbus Alitalia è atterrato allo scalo internazionale di Strasbourg-Entzheim poco prima delle 10, con qualche minuto di anticipo rispetto al programma. All’arrivo, il nunzio apostolico in Francia, arcivescovo Luigi Ventura, accompagnato dal capo del protocollo, è salito a bordo per accogliere il Pontefice che, una volta sceso dall’aereo, è stato salutato dal segretario di Stato e incaricato degli affari europei del Governo francese, Harlem Désir, dal ministro francese per l’ecologia, lo sviluppo sostenibile e l’energia, Ségolène Royal, dai vicepresidenti del Parlamento europeo, Antonio Tajani e Davide Maria Sassoli, del prefetto della Regione Alsace Bas-Rhin, Stéphane Bouillon, dal sindaco di Strasburgo, Roland Ries, dai capi del protocollo del Parlamento europeo e del Consiglio d’Europa, François Brunagel e Rafael Benitéz. Con le autorità politiche, a salutare il Pontefice davanti alla Sala d’onore dell’aeroporto, c’erano anche i cardinali Péter Erdő, presidente del Consiglio delle conferenze episcopali europee (Ccee), e Reinhard Marx, presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), l’arcivescovo Alain Paul Lebeaupin, nunzio e capo della missione della Santa Sede presso l’Unione europea, l’arcivescovo di Strasburgo Jean-Pierre Grallet, monsignor Paolo Rudelli, inviato speciale della Santa Sede e osservatore permanente presso il Consiglio d’Europa, e don Ignazio Ceffalia, segretario della missione della Santa sede presso il Consiglio d’Europa. In auto Papa Francesco ha percorso diciotto chilometri per raggiungere il piazzale antistante il Parlamento europeo. Qui, davanti al gioco architettonico del palazzo — costruito nel 1977 su disegno del francese Henry Bernard con una serie di incroci di cerchi ed ellissi in acciaio e vetro in cui si specchiano le acque del fiume — Francesco ha trovato ad aspettarlo il presidente Martin Schulz e un migliaio di dipendenti con i familiari. Esattamente cento anni fa in questi luoghi, all’epoca territori dell’impero germanico, era già guerra. Le truppe tedesche avevano da poco tentato la fulminea occupazione di Belgio, Lussemburgo e nord della Francia. Sventolavano le bandiere, ma tra i colpi di moschetto e di mitraglia. Nell’aria rigida continuano a sventolare le bandiere, ma oggi sono il simbolo di un progetto diverso. Di un sogno di unione e cooperazione. Suonano gli inni, ma non si scontrano guerrieri. Si incontrano uomini. Papa Francesco è qui per parlare all’Europa, alle istituzioni e ai popoli, ai governanti e alle persone. A cento anni dalla prima grande guerra che ha devastato popoli e coscienze e che ha conquistato il terribile appellativo di mondiale, si lancia il messaggio per un’altra battaglia. Non c’è un territorio da conquistare, c’è l’uomo da salvare. L’uomo che chiede dignità, lavoro, giustizia, solidarietà, in uno sviluppo che non può essere esclusivamente scandito dalle regole del guadagno. L’uomo che non può essere solo un «soggetto economico», ma «persona dotata di una dignità trascendente». Dopo l’esecuzione degli inni vaticano ed europeo, Francesco in auto si è diretto verso l’ingresso d’o n o re , l’Espace Mariana De Pineda, preceduto dal presidente Schulz. Una volta presentate le due delegazioni, i quattordici membri del bureau del Parlamento e gli otto presidenti dei gruppi politici dell’assemblea, il Papa è salito al primo piano. Qui ha salutato Elma Schmidt, la donna tedesca — oggi ultranovantenne — che nel 1986 lo ospitò durante la sua permanenza a Francoforte sul Meno. Poi, davanti al Salone protocollare, ha firmato il libro d’oro degli ospiti d’onore, scrivendo di suo pugno queste parole: «Auguro che il Parlamento europeo sia sempre più la sede dove ogni suo membro concorra a far sì che l’Europa, consapevole del suo passato, guardi con fiducia al futuro per vivere con speranza il presente». Quindi è avvenuto lo scambio dei doni. Il presidente Schulz ha offerto una speciale edizione in traduzione spagnola dei Me m o i re s di Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’Europa: fu tra quanti prepararono il testo della Dichiarazione Schuman e nel 1952 divenne il primo presidente dell’Alta autorità della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Il Papa ha donato una realizzazione con smalti policromi dello Studio del mosaico Vaticano, raffigurante una colomba della pace, ispirata a un dettaglio della celebre decorazione del Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna. Successivamente, nel Salone protocollare si è svolto un incontro ristretto, durato circa quindici minuti, alla presenza del segretario generale Klaus Welle, del vicesegretario generale Francesca Ratti, del direttore di gabinetto Markus Winkler e del capo di gabinetto Armin Machme. Da parte della Santa Sede, erano presenti il cardinale segretario di Stato e gli arcivescovi Becciu e Lebeaupin. Francesco ha quindi fatto il suo ingresso nell’aula parlamentare dove era ad attenderlo l’intera assemblea riunita in seduta solenne, che lo ha accolto con un applauso. Sono seguite le parole di benvenuto del presidente Schulz. Il Pontefice ha quindi pronunciato il suo atteso discorso. Come è suo stile, ha usato un tono pacato, quasi confidenziale. È stato come se avesse voluto guardare dritto negli occhi ciascuno dei parlamentari seduti davanti a lui per ricordare loro: dovete «prendervi cura della fragilità dei popoli e delle persone». Al termine del discorso, segnato da ben tredici applausi che ne hanno sottolineato i passaggi più significativi, il presidente Schulz ha ringraziato il Papa. «Lei è una personalità che dà orientamento in un’ep o ca priva di orientamento» ha detto in tedesco, aggiungendo anche che il Papa «ha parlato dal cuore e ha dato un grande incoraggiamento perché l’Europa prosegua nel suo futuro » . Francesco è stato quindi di nuovo accompagnato nel Salone protocollare dove ha salutato il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, il presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, Matteo Renzi, e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. Ha chiuso così, con il congedo formale dal presidente Schulz, la sua visita al Parlamento. E, ripartito in auto, ha raggiunto l’attiguo Palais de l’Europe, ovvero il quartier generale del Consiglio d’E u ro p a . Se il Parlamento europeo vede rappresentati, con 751 deputati eletti da 508 milioni di cittadini, 28 Stati membri dell’Unione, il Consiglio d’Europa è un’istituzione dall’orizzonte più ampio. È la più antica organizzazione intergovernativa europea, venne istituito nel 1949, e raggruppa il maggior numero di Paesi del continente: 47 Stati membri con una popolazione di oltre ottocento milioni di persone. È l’o rg a n i s m o , completamente indipendente dall’Unione europea, che ha come obiettivo quello di promuovere la democrazia, i diritti umani, lo Stato di diritto e la ricerca di soluzioni comuni alle sfide sociali, culturali e legali. Anche il palazzo che ha accolto il Papa è stato progettato dall’a rc h i t e t to Henri Bernard, fu inaugurato sempre nel 1977 e per più di vent’anni fu anche la sede del Parlamento. Non ha la forma curva e avvolgente dell’altro edificio: sembra invece quasi una fortezza. Pianta quadrata e file di finestre allineate come feritoie. Davanti all’ingresso principale, il Pontefice è stato accolto dal segretario generale Thorbjørn Jagland e dai più alti responsabili degli organismi del Consiglio d’Europa. Accompagnato al terzo piano nell’ufficio del segretario generale, il Papa ha avuto con lui un breve incontro insieme al presidente del Comitato dei ministri, alla presidente dell’Assemblea parlamentare, al cardinale Parolin, all’arcivescovo Becciu e a monsignor Rudelli. Quindi, al secondo piano, sono stati presentati al Papa gli alti dirigenti degli uffici del Consiglio. E si è proceduto ai gesti della firma sul libro d’oro e dello scambio dei doni. A Francesco è stata consegnata la scultura Europe soaring , opera del 1999 di France e Hugues Siptrott. Il Papa ha ricambiato con un medaglione in bronzo sul quale è scolpito in bassorilievo un angelo che abbraccia l’emisfero nord e quello sud della terra, proteggendoli dall’opp osizione del drago. Sul bordo c’è la scritta: «Un mondo di solidarietà e di pace fondato sulla giustizia». È opera dello scultore Guido Veroi. Inoltre, per l’occasione è stato esposto l’arazzo Astronomia (opera proveniente dai Musei vaticani realizzata su disegno e cartone di Cornelius Schut) dono di Paolo VI al Consiglio d’Europa nel 1977. Dopodiché il Pontefice è passato nella Sala del Comitato dei ministri, da dove, quando non c’è nebbia, si può ammirare la splendida cattedrale di Strasburgo. Qui gli è stata mostrata una riproduzione della vetrata colorata della Vergine di Strasburgo: quella originale è incastonata nella cattedrale, da quando nel 1956 venne donata proprio dal Consiglio d’Europa. Nel suo gioco di colori si nota, sopra il capo della Vergine, la corona di dodici stelle in campo azzurro che è anche il simbolo dell’Unione europ ea. Scendendo poi la scala d’onore, il Pontefice ha raggiunto l’emiciclo, dove l’assemblea parlamentare in seduta solenne l’ha accolto con un lungo e fragoroso applauso. Per l’o ccasione, il museo storico di Strasburgo ha prestato il leggio originale del Consiglio d’Europa utilizzato nel 1988 durante la visita di Giovanni Pa o l o II . Con grande decisione Papa Francesco, dopo il saluto del segretario generale, si è idealmente allacciato al discorso di Papa Wojtyła e ha chiesto con forza di «ritrovare quella giovinezza dello spirito» che ha reso feconda e grande l’E u ro p a . È seguito il saluto finale della presidente dell’assemblea parlamentare Anne Brasseur. Quindi, accompagnato al piano terra attraverso la scala d’onore, e salutato il segretario generale, il Pontefice è ripartito alla volta dell’aeroporto dove è stato accolto, per il congedo, dalle stesse autorità presenti all’arrivo. L’aereo è decollato alle 14.37. Si è concluso così il viaggio lampo del Papa. Appena quattro ore e mezzo trascorse con i suoi interlocutori. Per loro comincia ora il tempo — assai più lungo — di rimboccarsi le maniche e di mettersi al lavoro per dare un volto all’Europa «dei popoli e delle persone» auspicata da Francesco.

© Osservatore Romano - 26 novembre 2014

Visita di Sua Santità Francesco al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa (25 novembre 2014): Discorso al Parlamento Europeo, 25.11.2014