Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Rassegna stampa cattolica
AArmida Barelli cura di P. Pietro Messa, ofm

Il 30 aprile 2022 a Milano sarà beatificata Armida Barelli; si possono considerare molti aspetti del suo pensiero, spiritualità e vita.

Certamente prima di tutto ebbe in sé e poi cercò di trasmettere agli altri motivazioni profonde e alta professionalità e anche questo contribuì a che abbia avuto una continuità. Tra le persone che possono essere considerate in un certo qual modo in tale posterità vi è il francescano umbro padre Cristoforo Cecci che ha avuto continui contatti con l'Istituto Secolare Missionarie della Regalità. In preparazione alla beatificazione si pubblicano alcune meditazioni sorte proprio nell'ambito della spiritualità e pensiero della Barelli. 


Anche quest’oggi è un “oggi di Dio”: questo, mi pare il risultato vero di una lettura del nostro tempo fatta nella prospettiva del Regno. 

Altre letture, fatte in chiave di altre prospettive, sono possibili e feconde, ma questa del Regno ha una profondità e quindi una verità non comparabile con le altre.  

La lettura o politica o sociale o economica…  del nostro tempo ha difatti un grosso margine di relatività e diviene facilmente passionale, proprio perché manca ad essa un criterio di giudizio universalmente e stabilmente accettato e un punto di riferimento collocato oltre il vivere immediato.  

Non è così della lettura di fede che ha proprio nel piano di Dio e nella sua volontà di comunione e di amicizia il suo termine di verifica e di confronto e nel magistero della Chiesa un aiuto garantito. 

Per cui collocare e guardare il nostro tempo nella prospettiva del Regno vuol dire cercare di capire come e quanto, nella trama ricca e convulsa del nostro oggi, viene avanti il disegno di Dio. 

Scelta di lettura certamente non facile questa, ma che crea in noi un atteggiamento di serenità ( Dio è presente anche in questo mondo) che ci riscatta dall’atteggiamento sterile del lamento e della contestazione verbale, e che ci fa attenti a tutto perché tutto può essere segno di una presenza e di una crescita. 

Le pagine che seguono sono un piccolo tentativo, meglio un invito ad una lettura personale di fede del nostro tempo: esse riproducono quanto ebbi a dire alle responsabili nell’incontro estivo della Verna. 

IL VOLTO DEL NOSTRO TEMPO 

Che volto ha il tempo nel quale viviamo? Che esigenze esprime? Dove tende? E in che rapporto sta con il disegno di Dio? Domande molto grandi, alle quali possiamo cominciare a rispondere dicendo che il nostro tempo è un “tempo nuovo”: un tempo tanto nuovo che si fa fatica a vedere la continuità con il tempo di ieri. Un tempo nuovo e ricco di novità a tutti i livelli:  

a) scientifico: basta pensare ai sorprendenti risultati di oggi in campo fisico e biologico. Ma che cosa sarà domani? Qualcuno prevede che tra vent’anni il volto del mondo e la struttura dell’uomo può essere radicalmente cambiata. 

b) tecnologico: si pensi all’automazione, cioè alla sempre più radicale sostituzione dell’uomo con la macchina nelle fabbriche e ai suoi riflessi sociali. 

c) culturale: non è difficile vedere anche oggi quale influenza abbiano sulla mentalità i mezzi di comunicazione sociale. 

d) economico: la nostra è una società ricca di beni come non lo fu mai nel passato, sì da meritare il titolo di società opulenta o società del benessere. 

e) politico: non si tollera più che la gestione della vita pubblica sia nelle mani di pochi; oggi c’è una crescente presa di coscienza da parte delle massi popolari e un vivo desiderio di partecipazione. 

Ma ciò per cui il nostro tempo appare nuovo è soprattutto per il sorgere di una nuova mentalità: cioè, la novità non riguarda solo ciò che circonda l’uomo, ma è l’uomo stesso, il concetto che egli si viene facendo di se stesso. Una mentalità che si viene caratterizzando, rispetto a quella di ieri, per la sua dimensione storica, critica (oggi nulla ha valore per l’uomo se in qualche modo non esce da lui); una mentalità legata più al futuro che al presente, e quindi psicologicamente sempre in attesa e pronta alle progettazioni; una mentalità che si muove all’insegna del risultato e che non riconosce valore se non a ciò che è verificabile. 

UNA NOVITA’ LIBERATRICE 

L’avvento di questo nostro tempo con, la sorpresa delle sue imprevedibili ricchezze, è stato, nonostante tutte le sue ambiguità, un fatto di liberazione . Un confronto anche superficiale con il genere di vita di ieri mette facilmente in evidenza l’aumentata possibilità di libertà che l’uomo di oggi ha a disposizione. E l’ha perché sono state le conquiste tecniche a liberarlo, per esempio, dai grossi condizionamenti propri di una civiltà contadina, che se da una parte aveva ed ha valori preziosi, dall’altra aveva e continua ad avere grossi limiti proprio perché legata a ritmi naturali. 

Ogni conquista che caratterizza il nostro tempo ha in fondo una dose di liberazione rispetto ai limiti propri di un’epoca in cui l’uomo, più che essere dominatore, era dominato dalle forze della natura. Si può dire per questo che le conquiste nei vari campi hanno consentito all’uomo di divenire più uomo in senso biblico, nella luce del comando divino: “assoggettate la terra”. 

E sia che le conquiste abbiano consentito di vincere le malattie, o di superare le barriere delle distanze o limiti dell’ignoranza o l’impotenza di fronte a realtà naturali, sempre esse hanno rappresentato per l’uomo occasioni di crescita in libertà. Il nostro tempo consente insomma all’uomo, in misura più larga di ieri, se lo vuole, di essere più uomo, proprio perché lo invita e quasi lo obbliga a prendersi la vita in mano con un senso più grande di responsabilità. 

Questa dilatazione di orizzonti, che rende ormai antistorica la conservazione di tante barriere, che esige che tutto, ormai, si ponga a livello di dimensioni mondiali, e che comprenda per l’uomo un grosso aumento di responsabilità a tutti i livelli, fu già indicata da papa Giovanni nella Mater et Magistra e da Paolo VI nell’Octogesima adveniens come un segno della stimolante volontà di Dio che vuole l’uomo libero e aperto su tutto l’orizzonte della famiglia umana. Dove una barriera di divisione cade, là il Regno divino di unità e di pace si fa strada; ogni volta che l’uomo è in condizione di scegliere e di decidere più liberamente, il Regno di Dio trova motivo di più credibilità. 

UN MONDO CON BISOGNI NUOVI 

Il nostro tempo offre questa possibilità di liberazione: ma proprio mentre riesce a vincere bisogni vecchi ne genera di nuovi, sia pure a un livello diverso. Per questo il nostro mondo appare tutt’altro che tranquillo. L’Octogesima adveniens (n.21) riassume nell’aspirazione all’uguaglianza e alla partecipazione i nuovi bisogni dell’uomo contemporaneo. Libertà da molti condizionamenti esterni, la libertà si esprime e si fa ora più esigente sul piano dei valori civili e spirituali, sentiti come costitutivi della dignità umana. Non è difficile, difatti, cogliere nella trama del discorso contemporaneo quella che si è soliti chiamare “l’istanza umanistica”, il desiderio cioè di voler essere uomini nel senso pieno del termine e con esso la richiesta di dimensioni e politiche che consentono ciò concretamente. 

Legata a questa esigenza di fondo sta l’esigenza di più libertà, intesa come liberazione da tutte le manipolazioni, e ola richiesta di nuove forme di unità e di solidarietà a tutti i livelli che favoriscono la crescita umana di tutti. La stessa donna sente fortemente questo desiderio di crescita, e per questo, forse un po’ tumultuosamente, è alla ricerca di un nuovo spazio umano e di un nuovo rapporto con l’uomo. Ed è proprio questo anelito nuovo di crescita umana in libertà che spinge a rivendicare, con la secolarizzazione, la autonomia del profano, e a contestare la formula tradizionale di rapporto tra sacro e profano, tra Dio e l’uomo: il sacro non lo si vuole più come un’aggiunta al profano ma semmai come una forza di crescita all’interno di esso; Dio non lo si desidera più legato a vecchi schemi concettuali ma come mistero d’amore da contemplare e come forza stimolante verso il futuro. 

Una richiesta di crescita in libertà, di dimensioni così vaste e di tono così imperioso e talvolta confuso, rende tutt’altro che tranquillo il tono di vita del nostro tempo. 

UN TEMPO RICCO DI CONTESTAZIONE 

Il nostro tempo non è tranquillo proprio perché tarda a rispondere a queste nuove richieste. Sta qui la ragione di fondo della contestazione che sembra di minacciare l’attuale tipo di società. E’ il vino nuovo che non trova posto negli otri vecchi. 

Oggi si contestano i grossi squilibri sociali a tutti i livelli. L’ingiustizia che porta il volto di milioni di affamati e di interi popoli sottosviluppati è sentita come un dato insopportabile in una società ricca come la nostra. Molte strutture sono reputate inadeguate allo sviluppo della persona umana ( scuola, associazioni, partiti…) ed è per questo che sono fortemente contestate. Certi valori tradizionali, civili e religiosi, non vengono più accettati non tanto in sé quanto nei modi storici nei quali essi si sono espressi. La stessa morale, vista come fatto legalistico e farisaico, non si è più disposti ad accettarla, anzi la si rifiuta in nome di una nel morale intesa come crescita responsabile nel bene in dimensioni personali e comunitarie. 

E il contrasto tra tradizionale e nuovo si fa così marcato da far sorgere in più d’uno la domanda se questo tipo di società   sarà capace o no di rispondere alle nuove richieste. Qualcuno non esita a rispondere negativamente con decisione totalmente infondata. 

UN TEMPO AVVOLTO NELL’AMBIGUITA’ 

Come è facile costatare, e come già la Gaudium et spes rilevava, umbre e luci si intrecciano nella vita del nostro tempo e sembrano avvolgerlo come in un velo di ambiguità. 

Nessuno vorrà per questo lasciarsi sopraffare da un troppo facile pessimismo, dimenticando il complesso dei valori che sottostanno al muoversi agitato del nostro mondo: le esigenze di maggiore libertà, di più giustizia, di promozione e di partecipazione, le richieste sempre più ampie di solidarietà, il rifiuto di ogni forma di oppressione e di sfruttamento…nessuno vorrà contestare che siano in sé i segni della presenza dello Spirito del Signore che opera all’interno della storia e la spinge a maturare a livello di Regno. 

Una crescita e una maturazione, che forse mai come oggi è giusto paolinamente caratterizzare come “un gemere e un soffrire  per le doglie del parto nell’attesa della libertà della gloria dei figli di Dio” ( Rom.8, 21-22).

Una crescita resa difficile dall’ambiguità o ambivalenza delle cose che esigono e rendono pesante l’esercizio della responsabilità: mai tanto come oggi. Ma la resistenza, più che risiedere nelle cose che compongono la ricchezza del nostro tempo, ci pare sia nella logica e quindi nello spirito che presiede al farsi di questa nostra società: una logica dell’efficienza-profitto che manipola le cose nella direzione della maggiore utilità da ricavare. Per cui il modello che viene emergendo è quello di un tipo d’uomo utilitarista che ha solo una domanda da porre: a che serve? E  che piuttosto che cercare di cogliere il senso delle cose si preoccupa di ricavarne la maggiore soddisfazione. Per lui sembra avere poco senso il contemplare; quello che gli interessa è fare, usare, manipolare. Per questo stiamo andando verso un tipo di società in cui l’abbondanza e il consumo divengono una specie di anestetico e in cui sembrano non trovare più spazio le domande fondamentali sul senso del vivere. Arturo Paoli ha scritto che stiamo correndo il rischio di sciupare tanti valori con una “logica del non senso”: una logica che fa diminuire giorno per giorno le motivazioni dell’esistenza. 

Momento, per questo, estremamente delicato, da vivere con senso di profondo discernimento e di grande cristiana saggezza, proprio perché nulla si perda ma tutto cresca a livello di Regno di Dio. 

QUESTO MONDO INTERPELLA LA CHIESA 

Anche oggi, del resto come sempre, il nostro tempo si rivolge alla Chiesa. Ma le interrogazioni sono così radicali e le provocazioni così serie che sembrano scuotere la Chiesa. La Chiesa d’oggi è in crisi, si dice: da una parte i pessimisti sembrano vedere caos dappertutto, cedimenti ad ogni passo; dall’altra, gli impazienti l’accusano di essere ancora in ritardo, di non essere aggiornata sufficientemente e dichiarano, obbedendo più alla fantasia che alla realtà, che si deve reinventare la Chiesa. 

Nella Chiesa c’è oggi tensione: e questo non è nulla di strano, a meno che non la si consideri un museo piuttosto che un corpo vivo.  

La tensione la si vuole chiamare crisi?; e sia così: ma nulla di strano che certe strutture (parrocchia), che certi modi di trasmissione del messaggio evangelico (catechesi, predicazione) si rivelino in crisi perché sociologicamente e psicologicamente è cambiata la struttura del nostro tempo. Per sé nulla di strano che sia in crisi un certo modo di esercizio dell’autorità o un certo modo di riflessione sulla parola di Dio: strana e antistorica(e per questo pericolosa) è una certa atmosfera relativistica che fa pensare ad una scelta di legame più forte con il pensiero moderno che con la parola del Signore e con il magistero della Chiesa. Per questo anche la Chiesa vive un momento delicato oggi, in cui sta prendendo coscienza nuova, al di là di certe formulazioni giuridiche, del suo naturale rapporto con Cristo, e, al di là delle polemiche, del suo naturale rapporto con il mondo degli uomini, in mezzo ai quali ricerca e progetta un modo nuovo di presenza. 

La Chiesa che sa di essere costituita capace di rispondere alle interpellanze degli uomini si prepara al suo interno a farlo, revisionando certe sue strutture, abdicando a certi privilegi e determinate compromissioni politiche legate a particolari situazioni storiche, riprendendo coscienza più viva della sua vocazione di servizio a tutti i valori, rimeditando sulla parola del Signore. La Chiesa si sente oggi chiamata ad una presenza che è contemporaneamente profetica, e per questo commemorativa di quel che il Signore ha fatto; critica perché i valori non vengano calpestati; e di aiuto perché tutto cresca. 

 La Chiesa di oggi, in un tempo che corre il rischio di perdere il senso del vivere, dovrà sentirsi e manifestarsi come il luogo di rivelazione del “senso”: il senso di ogni cosa; essa, in un tempo in cui la ricchezza rende superficiali, dovrà testimoniare il “senso del profondo”: cioè essere la rivelazione dell’amore di Dio. 

L’ISM OGGI 

Ma non mi pare che sia giusto lasciarsi prendere da turbamenti: anche oggi la Chiesa c’è ed è viva. 

Intorno ad essa si muove tutto un mondo (il nostro), un mondo umano ricco di valori ma avvolti nell’ambiguità. Questi valori non si debbono perdere, anche perché la loro assunzione arricchirà la Chiesa. 

A me pare di cogliere il desiderio (il gemito) di questo nostro tempo a diventare Chiesa. 

Tra questa Chiesa e questo mondo ci vuole mediazione. 

Se crisi c’è oggi nella Chiesa e nel mondo è perché manca tra i due una illuminata e adeguata mediazione. 

La vocazione della secolare consacrata, della Missionaria della Regalità a me pare storicamente questa: ricercare e assumere i valori e le attenzioni di questo nostro tempo, là dove sono e farle diventare Regno nella Chiesa santa di Dio.