Il Padre è il mio cuscino, la Sua volontà è il mio riposo
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«Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo»
(Mt. 8,20)
Αἱ ἀλώπεκες φωλεοὺς ἔχουσιν καὶ τὰ πετεινὰ τοῦ οὐρανοῦ κατασκηνώσεις, ὁ δὲ υἱὸς τοῦ ἀνθρώπου οὐκ ἔχει ποῦ τὴν κεφαλὴν κλίνῃ
Non ha, il Figlio dell’uomo non ha.
Non ha nemmeno il legittimo conforto genitoriale.
Con linguaggio lirico e poetico, non ha nemmeno una casa, non ha nemmeno (per scelta) il legittimo conforto sponsale.
Il Figlio dell’uomo, divino-umano, umano-divino, ha solo un’urgenza (ed un solo conforto): Il Padre e la Sua volontà.
Il Figlio dell’uomo per farci vedere, chiaramente, e senza scuse, la polarità, la purezza, l’orientamento a Dio solo, al Padre,
ricorda, non a parole, ma con la propria vita, la priorità:
il Padre e la Sua volontà.
Nel tempo estivo, agitato da mille questioni, pur importanti, perché toccano i fondamentali della vita civile, sociale, nazionale, e, anzitutto, umana, dobbiamo chiederci se tutto non diventa un’immensa distrazione dal fermarci e ripetere a nostra volta, con la stessa determinazione, con il Figlio, nello Spirito Santo, se anche noi abbiamo questa priorità che disciplina ed orchestra tutte le altre: Il Padre e la Sua volontà.
Ed accogliere l'esortazione:
"Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti".
Perché anche i vivi e ciò che è vivo, vitale, diventa morto se non c’è la Priorità del Padre.
PiEffe
Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità
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“Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”
(Dal Vangelo del giorno, Mt 7, 21-29)
καὶ τότε ὁμολογήσω αὐτοῖς ὅτι Οὐδέποτε ἔγνων ὑμᾶς· ἀποχωρεῖτε ἀπ’ ἐμοῦ οἱ ἐργαζόμενοι τὴν ἀνομίαν
Chi è l’operatore di iniquità?
οἱ ἐργαζόμενοι τὴν ἀνομίαν, colui che lavora costantemente come se fosse senza legge, disobbediente. Strutturato nel sé malato.
Ma non è una mancanza di legge formale è un vivere riferiti a sé stessi senza legame reale con Dio e con i fratelli. Una sorta di narcisismo esistenziale dove si adora il sé e non si è mai entrati realmente in comunione con Dio e con i fratelli. Senza obbedienza, senza appartenenza, senza legame se non quello viscerale alla proiezione di sé.
L’iniquo, dunque, è proprio il progenitore che, toccato dal maligno, di cui ascolta direttamente o indirettamente la voce, disordina i suoi bisogni fondamentali, quello dell’identità, del ricevere amore e del dare amore, che Dio stesso gli ha dato per essere in comunione con Dio e con i fratelli. Per il Paradiso.
Ed usa questi bisogni, queste tensioni, queste potenzialità, in maniera disordinata, per crearsi un “suo paradiso”, effimero e vanesio, per non amare nessuno.
E paradossalmente, neanche sé stesso.
L’iniquo, dunque, non è altro che un fuggitivo, un derelitto, un senza patria, un gonfiore dell’ego ripieno di vuoto.
Sembra essere a servizio ma sta adorando la proiezione di sé e il dio che si è creato.
Sono i prodromi del clericalismo, di chierici e laici.
Uno che non “conosce”, biblicamente, Dio. Al più conosce il “concetto” di Dio, conosce delle “cose” (poche o molte) su Dio, ma, nonostante tutti gli aiuti, i sussidi, la Grazia ricevuta, incessantemente, non si è giocato nella sequela di Cristo e nell’amore donato ai fratelli.
L’iniquo rischio di essere io.
PiEffe
Postilla agostiniana:
"Voi dunque vedete come sia esteso il prossimo di ciascuno: comprende tutte le persone in cui uno si imbatte e tutte quelle alle quali può unirsi. E` dunque cosa da chiarire bene come uno debba amare se stesso, dato che il suo amore deve comprendere un prossimo così esteso. Nessuno dunque se ne abbia a male che io mi soffermi su questo punto: mentre io svolgerò la riflessione, ciascuno esaminerà se stesso. Io parlo proprio perché ciascuno si interroghi e arrivi a una conoscenza chiara di sé, senza nascondersi, e non si butti dietro alle spalle l'immagine di sé, ma fissi bene gli occhi su di essa: mentre io parlerò, ciascuno farà questo esame di sé, senza che io ne sappia nulla. Come dunque ami te stesso? Ti invito a esaminarti mentre qui ora, in questa scuola di vita cristiana, tu mi ascolti e anzi attraverso me ascolti Dio. Alla domanda se ti ami, tu rispondi di si perché - dici - nessuno si odia. E poiché nessuno si odia, tu, amando te stesso, non puoi amare il male. Se infatti amassi il male, ti inviterei ad ascoltare non quello che dico io, ma quello che dice il Salmo: Chi ama l'iniquità odia la propria anima 7. Ma se tu ami l'iniquità, ascolta la verità che senza blandimenti ti dice apertamente che tu ti odi. Hai tanto più odio di te quanto più dichiari di amarti, perché è scritto appunto: Chi ama l'iniquità, odia la propria anima. Mi riferisco all'anima, ma potrei dire lo stesso quanto alla carne, che è la parte di minor valore dell'uomo: chi ama l'iniquità e odia la propria anima, tratta con turpitudine la propria carne. Se poi tu ami l'iniquità e mandi in rovina te stesso, non è possibile che tu pretenda ti sia affidato il prossimo da amare come te stesso, perché come perderesti te stesso con il tuo modo di amarti, così faresti perdere il tuo prossimo amandolo allo stesso modo. Ti proibisco dunque di amare alcuno, perché sia tu solo a perderti. Ti pongo l'alternativa: o correggere il tuo modo di amare o astenerti da ogni rapporto con altri."
(Sant'Agostino, LA DISCIPLINA CRISTIANA, 4)
L’Eucarestia è tutto
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È Pane per nutrire
È Sangue per dare vita
È Carne per la nostra carne malata e ferita
È Logos per orchestrare con ordine e giustizia
È Bellezza per rendere casti
È Inabitazione per trasformare e trasfigurare
È ciò per cui siamo creati e ciò che possiamo essere
È vista per vedere il Padre.
Oh Dio, oh Santo Spirito, che per sola Tua Grazia sei in noi
rendici capaci di accogliere il Verbo fatto Carne
ed avere occhi solo per il Padre
e dare alla Santissima Trinità perfetta e semplice Unità,
gioia e gloria.
Amen, Amen, Amen, Alleluia!
Essere ai tuoi piedi
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Essere calpestato dai tuoi piedi santi, oh Signore, è tutto.
Benedetto il tuo Corpo e benedetto il tuo Sangue.
Infiorata preparata all'Abbazia di Casamari
Psalterium meum, gaudium meum
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Ricorda Il Santo Ambrogio, proprio oggi:
“Il salmo canta il sorgere del giorno, il salmo ne fa risonare il tramonto.
Nel salmo il gusto gareggia con l'istruzione. Nello stesso tempo si canta per diletto e si apprende per ammaestramento. Che cos'è che non trovi quando tu leggi i salmi? In essi leggo: «Canto d'amore» (Sal 44, 1) e mi sento infiammare dal desiderio di un santo amore. In essi passo in rassegna le grazie della rivelazione, le testimonianze della risurrezione, i doni della promessa. In essi imparo ad evitare il peccato, e a non vergognarmi della penitenza per i peccati.
Che cos'è dunque il salmo se non lo strumento musicale delle virtù, suonando il quale con il plettro dello Spirito Santo, il venerando profeta fa echeggiare in terra la dolcezza del suono celeste?”
(Dal «Commento sui salmi» di sant'Ambrogio, vescovo Sal 1, 9-12; CSEL 64, 7. 9-10)
E il suo discepolo Sant’Agostino, aggiunge: “È pregato dunque per la sua natura divina, prega nella natura di servo. Troviamo là il creatore, qui colui che è creato. Lui immutato assume la creatura, che doveva essere mutata, e fa di noi con sé medesimo un solo uomo: capo e corpo.
Perciò noi preghiamo lui, per mezzo di lui e in lui; diciamo con lui ed egli dice con noi.” (Dal «Commento sui salmi» di sant’Agostino, vescovo Salmo 85, 1; CCL 39, 1176-1177)
Cosa dire dunque?
I Salmi, senza nulla escludere, compiono in noi, dopo l’Opera di Dio della Santa Messa, in tutte le sue parti, la Sacra Liturgia più matura, perché ci immettono nel compimento quotidiano che è quello di vivere, nella nostra carne, per quanto possibile, i misteri di Cristo. Di entrare timidamente e senza alcun merito in quell’abisso di Scienza, Intelletto e Sapienza che è la unione ipostatica tra la Natura Divina e la natura Umana, gloriosa ed immacolata, del Cristo.
I salmi fanno questo, ci plasmano l’umanità perché sia più umana.
Costruiscono l’io ed il noi della Chiesa, rispettando pienamente, per sommo dono, ciò che ciascuno è nel Cuore del Padre.
Sono la Preghiera per eccellenza. Sono pneumatismo puro, santo e santificante.
E si compiono ancor meglio, ove possibile, nel canto gregoriano e poi nell’abbandono in Jubilo.
Come Maria.