Dio vuole donarti il suo cuore
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Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: "Davvero sterminerai il giusto con l'empio? " - dalla prima lettura di oggi Genesi 18,16-33.
Dio è innamorato di Abramo perché egli non è solo l'uomo del "timor di Dio", della Fede robusta e sofferta che genererà una moltitudine, ma anche perché Egli è l'uomo che vede come Dio e pensa come Dio. E' uno scienziato in termini spirituali. E' uomo di Scienza.
Come un padre gioisce che il proprio figlio balbetti le prime parole e muova i primi passi, così Dio ama nascondersi per suscitare in noi la fede e le "viscere di misericordia". Dio, l'umile per eccellenza, ama farsi da parte perché la nostra personalità emerga e si trasfiguri e si divinizzi.
Così Egli fa lo stesso con Abramo: eccita la fede e la compassione del patriarca perché sia icona di come ciascuno di noi è chiamato a "sentire" e, soprattutto, perché impariamo a conoscere il cuore di Dio carico e traboccante di Amore.
Allo stesso modo Gesù farà con sua madre Maria alle nozze di Cana, Dio stimola alla crescita perché tutta la bellezza autentica della creatura venga fuori. Non è una bellezza sguaiata e sensuale ma la bellezza sobria dei figli di Dio. Quella bellezza che sostiene il mondo in maniera misterica ma anche concretissima. Quella bellezza e quella "realizzazione" che il mondo non può dare perché non la conosce ma che il cuore di Dio, che conosce bene tutte le profondità del nostro cuore, ama voler dare ad ogni sua creatura. Egli che veramente serve ciascuno di noi come il più premuroso dei padri e il più appassionato degli amanti.
Shemà Israel! Ascolta Israele!
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"... Abram ascoltò la voce di Sarai" - dalla prima lettura di oggi 23 giugno 2011 - Genesi 16,1-12.15-16.
L'ascolto e la sua qualità rivelano come stiamo camminando con Gesù.
L'ascolto è una predisposizione "virile" del cuore, la capacità di riconoscerrsi creatura e di porre il principio, il percorso e il fine in Dio. Non è un dono di cui si può essere certi. Non lo si possiede, ma piuttosto si è posseduti dall'ascolto. Non è solo una predisposizione umana, pur importante; non è un'attitudine professionale o psicologica, pur necessaria, ma è riconoscere, sin nelle viscere, che siamo di Dio e sua proprietà, soprattutto con il Battesimo, e che in Lui e per Lui viviamo ed esistiamo. L'ascolto è dunque lo stupore ontologico di "essere" per Lui e grazie a Lui.
Un dono di Scienza nello Spirito, poiché dono di intima visione e coscienza.
Un fondamento radicale, profondo, da cui deriva ogni nostro passo e scelta. E' un dono ecclesiale perché la capacità di ascoltare si rivela nella Chiesa e cresce nella Chiesa. La comunità non si "pesa" su quanto fa per il Regno ma da come ascolta, da come fonda se stessa in Dio e non nell'opera delle sue mani. "Se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i suoi costruttori..." (sl. 127)
Per questo Maria è viva testimone, viva icona, viva guida; Lei è la sempre Ancella del Signore.
E' l'espressione più pura dell'ascolto dopo il Suo Figlio. E' totalmente orientata e riconosce compiutamente che il Cristianesimo prima di essere una virtù e un fare è un dono da accogliere.
Anche noi siamo fragili come Abramo e talvolta "ascoltiamo la voce di Sarai" cioè la via umanamente più comoda e di buon senso. Ma, piuttosto, chiediamo di avere la stesa fede di Abramo che spera contro ogni speranza e purifica il suo Ascolto quando offre il sacrificio del proprio Figlio unico, tanto amato e desiderato. Il figlio della promessa stessa di Dio.
Verifichiamo il sacrificio del nostro "figlio unico". Forse non sarà uno solo ma più di uno. Ma qui chiediamo e alimentiamo il dono dell'ascolto per sperare sempre nel Dio della vita, che non inganna e che mantiene sempre le sue promesse di gioia, di pienezza e di bellezza.
Egli che solo è grande misericordioso, altissimo, bellezza e gaudio sopra ogni cosa.
Egli che per primo ascolta perfettamente ogni sua creatura.
Gente che non ha nulla, ma possediamo tutto!
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Dalla prima lettura del giorno (13 giugno 2011) S. Antonio di Padova
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 6,1-10.
E poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio.
Egli dice infatti: Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!
Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga biasimato il nostro ministero;
ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce,
nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni;
con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero;
con parole di verità, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra;
nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama. Siamo ritenuti impostori, eppure siamo veritieri;
sconosciuti, eppure siamo notissimi; moribondi, ed ecco viviamo; puniti, ma non messi a morte;
afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!
Infatti qual è la ricchezza unica del discepolo e apostolo di Cristo?
Quella di essere nudo e rivestito solo della grazia di Dio.
Nudo sono uscito dal grembo di mia madre, e nudo tornerò in grembo alla terra; il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia Benedetto il nome del Signore. (Gb. 1,21)
Se qualcosa sulla bilancia della vita per noi pesa troppo davanti all'altro piatto della bilancia che è Dio e l'eternità... significa che il nostro cuore non è povero. Persino le cose buone e le cose sante. Persino i carismi connaturati e non transeunti in noi, sono chiamati ad essere nulla senza il Suo chiamarci per nome. Anche gli affetti che Lui dona vanno ri-significati in Lui. Le parole, la fatica, l'apologetica, dire, fare, camminare, faticare, affetti... contano poco e spesso nulla se non coltiviamo la "nudità" che attende - cioè brama circoscrivendo il luogo di sé solo per Lui - e proclama con il cuore e con le labbra che Gesù è il Signore Risorto.
Occorre dunque avere nel cuore l'intraprendenza di Maria alle nozze di Cana nei confronti dei bisogni della comunità - bisogni di vino, di gioia, di Spirito Santo e amore offerto -, ma anche la stessa "resa" fiduciosa di Maria che dall'Annunciazione alla Pentecoste non smette di essere la sempre ancella che magnifica il Signore facendo della sua vita un si! Lei che non si fa il nome da se stessa ma riceve - e con cura preziosa - il nome da Dio.
Ella è la perfetta discepola e la perfetta apostola. Ella è la donna e l'umanità compiuta. Lei che era cittadina del Cielo prima che fosse assunta. Lei che era ciò che era perché facendosi possedere interamente da Dio possedeva tutto.
Gente che non ha nulla, ma possediamo tutto!
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Dalla prima lettura del giorno (13 giugno 2011) S. Antonio di Padova
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 6,1-10.
E poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio.
Egli dice infatti: Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!
Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga biasimato il nostro ministero;
ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce,
nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni;
con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero;
con parole di verità, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra;
nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama. Siamo ritenuti impostori, eppure siamo veritieri;
sconosciuti, eppure siamo notissimi; moribondi, ed ecco viviamo; puniti, ma non messi a morte;
afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!
Infatti qual è la ricchezza unica del discepolo e apostolo di Cristo?
Quella di essere nudo e rivestito solo della grazia di Dio.
Nudo sono uscito dal grembo di mia madre, e nudo tornerò in grembo alla terra; il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia Benedetto il nome del Signore. (Gb. 1,21)
Se qualcosa sulla bilancia della vita per noi pesa troppo davanti all'altro piatto della bilancia che è Dio e l'eternità... significa che il nostro cuore non è povero. Persino le cose buone e le cose sante. Persino i carismi connaturati e non transeunti in noi, sono chiamati ad essere nulla senza il Suo chiamarci per nome. Anche gli affetti che Lui dona vanno ri-significati in Lui. Le parole, la fatica, l'apologetica, dire, fare, camminare, faticare, affetti... contano poco e spesso nulla se non coltiviamo la "nudità" che attende - cioè brama circoscrivendo il luogo di sé solo per Lui - e proclama con il cuore e con le labbra che Gesù è il Signore Risorto.
Occorre dunque avere nel cuore l'intraprendenza di Maria alle nozze di Cana nei confronti dei bisogni della comunità - bisogni di vino, di gioia, di Spirito Santo e amore offerto -, ma anche la stessa "resa" fiduciosa di Maria che dall'Annunciazione alla Pentecoste non smette di essere la sempre ancella che magnifica il Signore facendo della sua vita un si! Lei che non si fa il nome da se stessa ma riceve - e con cura preziosa - il nome da Dio.
Ella è la perfetta discepola e la perfetta apostola. Ella è la donna e l'umanità compiuta. Lei che era cittadina del Cielo prima che fosse assunta. Lei che era ciò che era perché facendosi possedere interamente da Dio possedeva tutto.
Cattolici progressisti? Cattolici tradizionalisti? Cattolici integralisti? No grazie, cattolici "integrali", cattolici e basta.
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Dalla prima lettura del giorno
Libro di Daniele 3,14-20.46.50.91-92.95.
Nabucodònosor disse loro: "È vero, Sadràch, Mesàch e Abdènego, che voi non servite i miei dei e non adorate la statua d'oro che io ho fatto innalzare?
Ora, se voi sarete pronti, quando udirete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell'arpicordo, del salterio, della zampogna e d'ogni specie di strumenti musicali, a prostrarvi e adorare la statua che io ho fatta, bene; altrimenti in quel medesimo istante sarete gettati in mezzo ad una fornace dal fuoco ardente. Qual Dio vi potrà liberare dalla mia mano?".
Ma Sadràch, Mesàch e Abdènego risposero al re Nabucodònosor: "Re, noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito;
sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace con il fuoco acceso e dalla tua mano, o re.
Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dei e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto".
E quali sono i vitelli d'oro da non adorare?
Non solo il denaro, non solo l'amor proprio, non solo la propria stima, non solo le ideologie, non solo le grandi o piccole posizioni acquisite socialmente, non solo il politicamente corretto, non solo il peccato, non solo ogni forma di lussuria,
ma anche tutto ciò che appare buono, anche le cose buone, le buone intenzioni, che non danno a Dio il posto che gli è proprio.
Lui sommamente amato e sommamente servo che si è donato e umiliato, senza riserve, per ciascuno per riscattarci dalla tirannia di satana e del nostro io ferito.
Io ferito che è alla base delle declinazioni ideologiche di un cattolico che si "inquina" con la statua d'oro che si costruisce.
Cattolici progressisti, cattolici tradizionalisti, ma per favore, basta! Queste visioni sono ormai retro-datate e servono solo a far sopravvivere elìte bisognose di protagonismo che spiritualizzano una lussuria comune.
Lussuria spiritualizzata che nutre e porta incenso alla statua d'oro del sé.
Siamo Cattolici è questo è tutto perché stiamo con Cristo e stiamo con Pietro e qui, educhiamo la nostra coscienza.