Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità
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“Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”
(Dal Vangelo del giorno, Mt 7, 21-29)
καὶ τότε ὁμολογήσω αὐτοῖς ὅτι Οὐδέποτε ἔγνων ὑμᾶς· ἀποχωρεῖτε ἀπ’ ἐμοῦ οἱ ἐργαζόμενοι τὴν ἀνομίαν
Chi è l’operatore di iniquità?
οἱ ἐργαζόμενοι τὴν ἀνομίαν, colui che lavora costantemente come se fosse senza legge, disobbediente. Strutturato nel sé malato.
Ma non è una mancanza di legge formale è un vivere riferiti a sé stessi senza legame reale con Dio e con i fratelli. Una sorta di narcisismo esistenziale dove si adora il sé e non si è mai entrati realmente in comunione con Dio e con i fratelli. Senza obbedienza, senza appartenenza, senza legame se non quello viscerale alla proiezione di sé.
L’iniquo, dunque, è proprio il progenitore che, toccato dal maligno, di cui ascolta direttamente o indirettamente la voce, disordina i suoi bisogni fondamentali, quello dell’identità, del ricevere amore e del dare amore, che Dio stesso gli ha dato per essere in comunione con Dio e con i fratelli. Per il Paradiso.
Ed usa questi bisogni, queste tensioni, queste potenzialità, in maniera disordinata, per crearsi un “suo paradiso”, effimero e vanesio, per non amare nessuno.
E paradossalmente, neanche sé stesso.
L’iniquo, dunque, non è altro che un fuggitivo, un derelitto, un senza patria, un gonfiore dell’ego ripieno di vuoto.
Sembra essere a servizio ma sta adorando la proiezione di sé e il dio che si è creato.
Sono i prodromi del clericalismo, di chierici e laici.
Uno che non “conosce”, biblicamente, Dio. Al più conosce il “concetto” di Dio, conosce delle “cose” (poche o molte) su Dio, ma, nonostante tutti gli aiuti, i sussidi, la Grazia ricevuta, incessantemente, non si è giocato nella sequela di Cristo e nell’amore donato ai fratelli.
L’iniquo rischio di essere io.
PiEffe
Postilla agostiniana:
"Voi dunque vedete come sia esteso il prossimo di ciascuno: comprende tutte le persone in cui uno si imbatte e tutte quelle alle quali può unirsi. E` dunque cosa da chiarire bene come uno debba amare se stesso, dato che il suo amore deve comprendere un prossimo così esteso. Nessuno dunque se ne abbia a male che io mi soffermi su questo punto: mentre io svolgerò la riflessione, ciascuno esaminerà se stesso. Io parlo proprio perché ciascuno si interroghi e arrivi a una conoscenza chiara di sé, senza nascondersi, e non si butti dietro alle spalle l'immagine di sé, ma fissi bene gli occhi su di essa: mentre io parlerò, ciascuno farà questo esame di sé, senza che io ne sappia nulla. Come dunque ami te stesso? Ti invito a esaminarti mentre qui ora, in questa scuola di vita cristiana, tu mi ascolti e anzi attraverso me ascolti Dio. Alla domanda se ti ami, tu rispondi di si perché - dici - nessuno si odia. E poiché nessuno si odia, tu, amando te stesso, non puoi amare il male. Se infatti amassi il male, ti inviterei ad ascoltare non quello che dico io, ma quello che dice il Salmo: Chi ama l'iniquità odia la propria anima 7. Ma se tu ami l'iniquità, ascolta la verità che senza blandimenti ti dice apertamente che tu ti odi. Hai tanto più odio di te quanto più dichiari di amarti, perché è scritto appunto: Chi ama l'iniquità, odia la propria anima. Mi riferisco all'anima, ma potrei dire lo stesso quanto alla carne, che è la parte di minor valore dell'uomo: chi ama l'iniquità e odia la propria anima, tratta con turpitudine la propria carne. Se poi tu ami l'iniquità e mandi in rovina te stesso, non è possibile che tu pretenda ti sia affidato il prossimo da amare come te stesso, perché come perderesti te stesso con il tuo modo di amarti, così faresti perdere il tuo prossimo amandolo allo stesso modo. Ti proibisco dunque di amare alcuno, perché sia tu solo a perderti. Ti pongo l'alternativa: o correggere il tuo modo di amare o astenerti da ogni rapporto con altri."
(Sant'Agostino, LA DISCIPLINA CRISTIANA, 4)
L’Eucarestia è tutto
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È Pane per nutrire
È Sangue per dare vita
È Carne per la nostra carne malata e ferita
È Logos per orchestrare con ordine e giustizia
È Bellezza per rendere casti
È Inabitazione per trasformare e trasfigurare
È ciò per cui siamo creati e ciò che possiamo essere
È vista per vedere il Padre.
Oh Dio, oh Santo Spirito, che per sola Tua Grazia sei in noi
rendici capaci di accogliere il Verbo fatto Carne
ed avere occhi solo per il Padre
e dare alla Santissima Trinità perfetta e semplice Unità,
gioia e gloria.
Amen, Amen, Amen, Alleluia!
Essere ai tuoi piedi
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Essere calpestato dai tuoi piedi santi, oh Signore, è tutto.
Benedetto il tuo Corpo e benedetto il tuo Sangue.
Infiorata preparata all'Abbazia di Casamari
Psalterium meum, gaudium meum
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Ricorda Il Santo Ambrogio, proprio oggi:
“Il salmo canta il sorgere del giorno, il salmo ne fa risonare il tramonto.
Nel salmo il gusto gareggia con l'istruzione. Nello stesso tempo si canta per diletto e si apprende per ammaestramento. Che cos'è che non trovi quando tu leggi i salmi? In essi leggo: «Canto d'amore» (Sal 44, 1) e mi sento infiammare dal desiderio di un santo amore. In essi passo in rassegna le grazie della rivelazione, le testimonianze della risurrezione, i doni della promessa. In essi imparo ad evitare il peccato, e a non vergognarmi della penitenza per i peccati.
Che cos'è dunque il salmo se non lo strumento musicale delle virtù, suonando il quale con il plettro dello Spirito Santo, il venerando profeta fa echeggiare in terra la dolcezza del suono celeste?”
(Dal «Commento sui salmi» di sant'Ambrogio, vescovo Sal 1, 9-12; CSEL 64, 7. 9-10)
E il suo discepolo Sant’Agostino, aggiunge: “È pregato dunque per la sua natura divina, prega nella natura di servo. Troviamo là il creatore, qui colui che è creato. Lui immutato assume la creatura, che doveva essere mutata, e fa di noi con sé medesimo un solo uomo: capo e corpo.
Perciò noi preghiamo lui, per mezzo di lui e in lui; diciamo con lui ed egli dice con noi.” (Dal «Commento sui salmi» di sant’Agostino, vescovo Salmo 85, 1; CCL 39, 1176-1177)
Cosa dire dunque?
I Salmi, senza nulla escludere, compiono in noi, dopo l’Opera di Dio della Santa Messa, in tutte le sue parti, la Sacra Liturgia più matura, perché ci immettono nel compimento quotidiano che è quello di vivere, nella nostra carne, per quanto possibile, i misteri di Cristo. Di entrare timidamente e senza alcun merito in quell’abisso di Scienza, Intelletto e Sapienza che è la unione ipostatica tra la Natura Divina e la natura Umana, gloriosa ed immacolata, del Cristo.
I salmi fanno questo, ci plasmano l’umanità perché sia più umana.
Costruiscono l’io ed il noi della Chiesa, rispettando pienamente, per sommo dono, ciò che ciascuno è nel Cuore del Padre.
Sono la Preghiera per eccellenza. Sono pneumatismo puro, santo e santificante.
E si compiono ancor meglio, ove possibile, nel canto gregoriano e poi nell’abbandono in Jubilo.
Come Maria.
Senza frode
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"Senza frode imparai la sapienza e senza invidia la dono, non nascondo le sue ricchezze. Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini; quanti se lo procurano si attirano l'amicizia di Dio, sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento."
(Sap 7, 13-14)
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Auguri a "noi" teologi, di ogni ordine e grado di servizio,
chiamati
senza frode
a ri-donare i tesori di Scienza, Intelletto e Sapienza.
Senza nulla trattenere, come il "ladro",
nemico dell'uomo e di Dio,
frodatore antico,
ma, per sola Grazia,
a condividere quanto abbiamo ricevuto, senza meriti,
per la stessa sola Grazia.
E siamo umili e servi, prostrati,
senza turbare le anime per cui il Verbo si è incarnato,
ha sofferto nella carne ed è Risorto.
"Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto." (Sl. 4,7)
Ed auguri a chi si chiama Antonio.
PiEffe
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Is 61, 1-3
Lo spirito del Signore Dio è su di me
perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l'anno di misericordia del Signore,
un giorno di vendetta per il nostro Dio,
per consolare tutti gli afflitti,
per allietare gli afflitti di Sion,
per dare loro una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell'abito da lutto,
canto di lode invece di un cuore mesto.
Essi si chiameranno querce di giustizia,
piantagione del Signore per manifestare la sua gloria.
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2 Cor 3, 15 -4, 1. 3-6
Fratelli, fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul cuore dei figli d’Israele; ma quando vi sarà la conversione al Signore, il velo sarà tolto.
Il Signore è lo Spirito e, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà. E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore.
Perciò, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d’animo.
E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio.
Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.