Beato chi trova in te la sua forza
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"Beato chi trova in te la sua forza
e decide nel suo cuore il santo viaggio" (Sl. 84,6)
Gesù è vivo oggi come ieri. Anzi ora, presso il Padre, nella pienezza della gloria, Egli guarisce, chiama, sostiene ancor più di quando i suoi passi calpestavano la Galilea e la Giudea.
Gesù bussa e chiama.
Chiamando mette l'uomo nelle condizioni oggettive di poter compiere la sua chiamata.
Questo è un aspetto centrale che va recuperato nelle predicazioni.
Noi certo "dobbiamo" fare la volontà di Dio ma questo solo perchè "possiamo".
E' la grazia di Cristo che scaturisce dalla sua chiamata che abilita l'uomo a camminare per le vie di Dio.
Oggi abbiamo visto cose prodigiose
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“Oggi abbiamo visto cose prodigiose”. (Lc. 5, 26)Quali sono le cose prodigiose che hanno visto?
Un paralitico nel corpo che ora cammina; un paralitico nell'anima che è perdonato.
Non c'è infatti Miracolo più grande di un uomo peccatore che perdonato cambia i suoi passi e che cambiando i suoi passi sperimenta sempre più il perdono di Dio.
Non c'è miracolo più grande che una persona legata dal peccato, la paura, i fantasmi, le proprie inconsistenze la quale ha sempre detto no a Dio, ora possa dire Sì!
E dica questo Sì con i suoi passi di sequela prendendo il suo lettuccio, carico di ferita, e finalmente camminando.
L'uomo che vive, realmente, è il più grande miracolo.
Ogni miracolo è segno di questo grande prodigio del cuore dell'uomo che realmente si converte e li, nella sua storia concreta, segue il Signore.
Non c'è miracolo più grande di un cammino vocazionale alla vita e di un cammino vocazionale finalmente centrato in Cristo.
Questi prodigi ancora avvengono.
A noi tiepidi lo stimolo nello Spirito per cambiare vita,
prendere il nostro lettuccio, e finalmente, nel perdono di Dio, camminare!
Come la cerva anela ai corsi d'acqua
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"Come la cerva anela ai corsi d'acquacosì l'anima mia anela a Te, o Dio!"
Perchè la Cerva anela ai corsi d'acqua?
Per necessità vitale e per il piacere. Il piacere veicola la necessità vitale.
In noi il piacere veicola a volte la necessità, tutta narcisistica, di fondare l'autostima.
Poiché però le cose, gli oggetti, le attività non possono fondare l'autostima il piacere si riduce ad una ricerca nervosa e nevrotica che insegue sempre la ricerca del bene pescando in modalità e luoghi sbagliati.
Il piacere, invece, è stato donato all'uomo come un riflesso della gioia piena e ricca di carità che vive nella Trinità e nel cuore di Dio.
Insegnaci a contare i nostri giorni
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"Insegnaci a contare i nostri giorni,e giungeremo alla Sapienza del Cuore". (dal Sl. 90)
Avere presente i giorni, i fatti e il tempo della vita davanti agli occhi, per l'uomo della Bibbia, significa essere correttamente realisti.
Non farsi prendere dagli affanni.
Non farsi disperdere dalle preoccupazioni.
Vedere correttamente le prove e le tribolazioni.
Gustare nella lode le gioie.
Il peso e il metro dei giorni sono il "giorno", quello vero che ci attende e che noi spesso abbiamo dimenticato di citare a noi stessi e alle nostre catechesi: l'Eternità!
Quando l'Eternità diventa la misura di tutto, tutto acquista un senso.
Anzi tutto acquista il suo vero senso.
Solo nell'eternità l'uomo è "realmente realista".
Solo nell'eternità l'uomo è realmente incidente a livello sociale e politico.
Qui si fonda, se si è onesti, la vera laicità, di cui si fa tanto parlare: nel contare i giorni e giungere alla sapienza del cuore.
Per l'uomo della Bibbia la sapienza sta proprio nello sguardo verso l'Eternità che è Dio.
Solo in questo sguardo l'uomo coglie il suo destino futuro e attuale.
Solo in questo sguardo l'uomo "pesa" nella storia.
Altrimenti è solo un agitarsi nel tempo, spesso inutile e dannoso.
Non solo.
Ma questa Eternità che da la sapienza del cuore è proprio Dio e tutto ciò che viene da Lui.
Non "vedere", non "contare" agli occhi del cuore questa realtà significa produrre ideologie, surrogati, deviazioni che costantemente ci distraggono dal senso vero e profondo e da quel grido verso l'Eterno che, come dono di Dio, da sempre portiamo nel cuore.
Contare i giorni signiifca dunque riconoscere che il "Signore è Dio", passo dopo passo, attimo dopo attimo.
Svegli e liberi
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Dalla colletta delle Lodi del Martedì I Settimana: "Accogli con bontà, o Signore, la preghiera mattutina della tua Chiesa e illumina con il tuo amore le profondità del nostro spirito, perché siano liberi dalle suggestioni del male coloro che hai chiamati allo splendore della tua luce."
Le suggestioni del male non sono solo il peccato manifesto. Anzi, quasi mai. Sono gli abissi di nulla che si nascondo sotto la parvenza di bene. Sono confusione, sono dissipazione, piccinerie, piccole questioni, pettegolezzi, mormorazioni, giudizi avventati, risentimenti, invidie, gelosie, capricci. Sono quella zona d'ombra che tutti ci portiamo dentro e che abbisogna di essere addomesticata, educata e guarita.
Sono quelle suggestioni che inaspriscono la fronte e negano al volto di risplendere nella gioia.
Sono quelle tirannie che legano lo sguardo al limite e non alla gloria che ci è messa dinanzi.
Le suggestioni del male sono guerra inutile invece dell'unica gioiosa e ferma guerra contro se stessi.
Guerra che si opera con le armi della grazia e della gioia, "allo splendore della Sua Luce".