Psalterium meum, gaudium meum
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Ricorda Il Santo Ambrogio, proprio oggi:
“Il salmo canta il sorgere del giorno, il salmo ne fa risonare il tramonto.
Nel salmo il gusto gareggia con l'istruzione. Nello stesso tempo si canta per diletto e si apprende per ammaestramento. Che cos'è che non trovi quando tu leggi i salmi? In essi leggo: «Canto d'amore» (Sal 44, 1) e mi sento infiammare dal desiderio di un santo amore. In essi passo in rassegna le grazie della rivelazione, le testimonianze della risurrezione, i doni della promessa. In essi imparo ad evitare il peccato, e a non vergognarmi della penitenza per i peccati.
Che cos'è dunque il salmo se non lo strumento musicale delle virtù, suonando il quale con il plettro dello Spirito Santo, il venerando profeta fa echeggiare in terra la dolcezza del suono celeste?”
(Dal «Commento sui salmi» di sant'Ambrogio, vescovo Sal 1, 9-12; CSEL 64, 7. 9-10)
E il suo discepolo Sant’Agostino, aggiunge: “È pregato dunque per la sua natura divina, prega nella natura di servo. Troviamo là il creatore, qui colui che è creato. Lui immutato assume la creatura, che doveva essere mutata, e fa di noi con sé medesimo un solo uomo: capo e corpo.
Perciò noi preghiamo lui, per mezzo di lui e in lui; diciamo con lui ed egli dice con noi.” (Dal «Commento sui salmi» di sant’Agostino, vescovo Salmo 85, 1; CCL 39, 1176-1177)
Cosa dire dunque?
I Salmi, senza nulla escludere, compiono in noi, dopo l’Opera di Dio della Santa Messa, in tutte le sue parti, la Sacra Liturgia più matura, perché ci immettono nel compimento quotidiano che è quello di vivere, nella nostra carne, per quanto possibile, i misteri di Cristo. Di entrare timidamente e senza alcun merito in quell’abisso di Scienza, Intelletto e Sapienza che è la unione ipostatica tra la Natura Divina e la natura Umana, gloriosa ed immacolata, del Cristo.
I salmi fanno questo, ci plasmano l’umanità perché sia più umana.
Costruiscono l’io ed il noi della Chiesa, rispettando pienamente, per sommo dono, ciò che ciascuno è nel Cuore del Padre.
Sono la Preghiera per eccellenza. Sono pneumatismo puro, santo e santificante.
E si compiono ancor meglio, ove possibile, nel canto gregoriano e poi nell’abbandono in Jubilo.
Come Maria.
Senza frode
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"Senza frode imparai la sapienza e senza invidia la dono, non nascondo le sue ricchezze. Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini; quanti se lo procurano si attirano l'amicizia di Dio, sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento."
(Sap 7, 13-14)
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Auguri a "noi" teologi, di ogni ordine e grado di servizio,
chiamati
senza frode
a ri-donare i tesori di Scienza, Intelletto e Sapienza.
Senza nulla trattenere, come il "ladro",
nemico dell'uomo e di Dio,
frodatore antico,
ma, per sola Grazia,
a condividere quanto abbiamo ricevuto, senza meriti,
per la stessa sola Grazia.
E siamo umili e servi, prostrati,
senza turbare le anime per cui il Verbo si è incarnato,
ha sofferto nella carne ed è Risorto.
"Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto." (Sl. 4,7)
Ed auguri a chi si chiama Antonio.
PiEffe
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Is 61, 1-3
Lo spirito del Signore Dio è su di me
perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l'anno di misericordia del Signore,
un giorno di vendetta per il nostro Dio,
per consolare tutti gli afflitti,
per allietare gli afflitti di Sion,
per dare loro una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell'abito da lutto,
canto di lode invece di un cuore mesto.
Essi si chiameranno querce di giustizia,
piantagione del Signore per manifestare la sua gloria.
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2 Cor 3, 15 -4, 1. 3-6
Fratelli, fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul cuore dei figli d’Israele; ma quando vi sarà la conversione al Signore, il velo sarà tolto.
Il Signore è lo Spirito e, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà. E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore.
Perciò, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d’animo.
E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio.
Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.
Lo Spirito Santo dona l'intima natura di Dio: la Comunione
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Voi, carissimi, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima fede, pregate mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell'amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna. Convincete quelli che sono vacillanti.
(Lodi del giorno, Lettura Breve Gd 20-22)
Voi
costruite
vostra
pregate
conservatevi
attendendo
con-vincete
Il "Noi" trinitario fonda, sostiene, genera ed illumina il "noi" della Chiesa. Ognuno per la sua parte. Certo non senza dialettica, anche interna, interna anche a ciascuno di noi.
Può accadere, infatti, che lo Spirito susciti in noi una intuizione e addirittura un carisma ma poi ci chieda di mortificarlo.
Perché questo?
Per prendersi gioco di noi?
Per ingannarci?
Certamente no.
Per portarci alla natura più alta della comunione che è la diakonia, la donazione nell'Amore.
Che è innestata nel Battesimo.
Al sacrificio di Isacco.
In cui ciò che conta di più non è la "nostra intuizione" ma l'agire di Dio nella storia anche attraverso la mortificazione necessaria della "nostra" intuizione che Lui stesso ha donato.
Perché Egli è fonte di fecondità ben oltre le nostre membra.
E questo si deve storicamente vedere.
In tal modo la nostra resa a Dio è perfetta ed esprime la cristificazione compiuta e la figliolanza nel Figlio.
Per quanto possibile, dunque, la nostra volontà si adegua alla volontà divina, ed impariamo, nell'obbedienza tanto quanto ciò che patiamo.
Perché l'obbedienza non solo rimane una virtù ma il mezzo più appropriato, battesimale, per vivere la nostra "conformatio" divina.
Poiché sembra, in apparenza, negare la nostra individualità, che è l'essenza del nostro esser-ci nel mondo come unicum, scalpitiamo e ci lamentiamo.
In modi a volte erronei ed imperfetti, ed il fomito della ribellione è spesso presente in noi: vogliamo dar-ci un nome.
Nell'irriducibilità dell'io-sono-io.
Posto che ci sono alcune lamentele, suppliche e quasi "bestemmie" (come ci insegnano i santi e i profeti) che sono più preghiera di tante orazioni, in noi permane la difficoltà di obbedire, perché manca la possibilità di ob-audire, di ascoltare e, preferiamo, quella di osare, pensando in tal modo di essere audaci, condottieri dell'unicum che ci è stato rivelato.
Invece l'obbedienza, sana, resa, spirituale, cioè nello Spirito Santo è principio vivificante e dunque pienamente spirituale di adesione all'unica volontà divina delle tre persone.
E libera realmente l'azione di Dio nel mondo.
E costruisce l'edificio spirituale.
Ricordando che io-sono-perché-amato.
Lo Spirito Santo conduce alla Vita per la morte
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«Preziosa agli occhi del Signore
è la morte dei suoi fedeli.»
(Sl. 116,15)
«Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio.»
(Gv. 21,19)
«Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata»
(Dal Canone dei defunti)
«Il miracolo della felicità di Francesco di Assisi è quello di accogliere la morte cantando. Ma chi può ben cantare nel momento più bello ed alto delal propria vita, nel prezioso passaggio, se non facendo numerose "prove" propedeutiche di "vocalizzi" quotidiani?
Ove temperanza indica, ci si alleni dunque a ripetere: "Preferisco vivere la morte del lecito per amore di Cristo
e della Chiesa, che vivere il lecito alla Sua Luce."» (Paul Freeman)
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Circa la mortificazione, specialmente interna.
"L’uomo da Dio fu creato retto, sicché senza contrasto il senso ubbidisse allo spirito e lo spirito a Dio: Deus fecit hominem rectum3. Venne il peccato e scompose questo bell’ordine; e quindi la vita dell’uomo cominciò ad esser una continua guerra: Caro enim concupiscit adversus spiritum, spiritus autem adversus carnem4. Questi erano i lamenti dell’apostolo:Video autem aliam legem in membris meis repugnantem legi mentis meae et captivantem me in lege peccati5. Quindi nasce esservi due sorte di vita per l’uomo: la vita degli angioli che attendono a far la volontà di Dio, e la vita delle bestie che attendono a soddisfare i sensi. Se l’uomo attende a fare la divina volontà diventa angelo; e se attende a soddisfare i sensi diventa bestia. Onde quel che disse il Signore a Geremia: Constitui te hodie… ut evellas et destruas… aedifices et plantes6, dobbiamo eseguire ancor noi in noi stessi; dobbiamo piantar le virtù, ma prima dobbiamo svellere l’erbe cattive. E perciò bisogna che stiamo sempre colla zappetta della mortificazione alla mano per recidere gli appetiti malvagi che nascono e sempre ripullulano in noi dalle radici infette della concupiscenza; altrimenti l’anima diventerà una boscaglia di vizj. Bisogna in somma mondare il cuore se vogliamo aver luce per conoscere il sommo bene ch’è Dio: Beati mundo corde, quoniam ipsi Deum videbunt7. Onde disse poi s. Agostino: Si Deum videre vis, prius cogita de corde mundando8. Dimanda Isaia9: Quem docebit scientiam?… ablactatos a lacte, avulsos ab uberibus. Iddio non dona la scienza de’ santi, ch’è il saper conoscerlo ed amarlo, se non a coloro che sono slattati e staccati dalle poppe del mondo: Animalis autem homo non percipit ea quae sunt spiritus Dei10. Chi attende, come bruto, a soddisfarsi de’ piaceri sensuali non è capace neppur d’intendere l’eccellenza de’ beni spirituali.
Dice s. Francesco di Sales che siccome il sale preserva la carne dalla putredine, così la mortificazione preserva l’uomo dal peccato. In quell’anima dove regna la mortificazione regneranno ancora le altre virtù.Myrrha et gutta et casia a vestimentis tuis11. Scrisse su questo passo Guerrico abate: Si myrrha prima spirare coeperit, consequentur et aliae species aromaticae12. E ciò appunto disse la sacra sposa: Messui myrrham meam cum aromatibus meis13. Tutta la nostra santità e salute stanno nel seguire gli esempj di Gesù Cristo: Quos praescivit et praedestinavit conformes fieri imaginis filii sui14. Ma non potremo mai seguir Gesù Cristo, se non neghiamo noi stessi ed abbracciamo col mortificarci quella croce ch’egli ci dà a portare: Qui vult post me venire, abneget semetipsum, et tollat crucem suam et sequatur me1. La vita del nostro Redentore fu tutta piena di patimenti, dolori e disprezzi; onde Isaia lo chiamò: Despectum et novissimum virorum, virum dolorum2. Siccome la madre prende la medicina amara per sanar l’infermo suo bambino che allatta; così il nostro Redentore, dicea s. Caterina da Siena, volle assumere tante pene per guarire noi poveri infermi. Ma se Gesù Cristo tanto patì per nostro amore, è giusto che noi patiamo per amor suo. Bisogna dunque essere quali ci vuole s. Paolo: Semper mortificationem Iesu in corpore nostro circumferentes, ut et vita Iesu manifestetur in corporibus nostris3. Ed allora ciò noi faremo, dice s. Anselmo in detto luogo, quando ad eius imitationem assidue mortificamur. E specialmente dobbiamo ciò eseguire noi sacerdoti, che continuamente celebriamo i misteri della passione del Signore: Quia passionis dominicae mysteria celebramus, debemus imitari quod agimus, dice Ugone da s. Vittore."
(Dalla Pars II della Istruzione VIII di S. Alfonso Maria De Liguori)
Paul Freeman
Tradimento
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«Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto»
(Dal Vangelo del Mercoledì Santo Mt 26, 14-25)
Due tipi di tradimento sono presenti.
Quello della debolezza e quello antico di voler usare Dio per sé,
a vantaggio di sé, cosificando l'Altissimo.
È questo secondo che ha generato la prima forma di tradimento.
Dio serve a me.
Dio mi garantisce l'immagine che io voglio avere e che penso sia giusta.
Dio è la stampella dell'opera delle mie mani.
Dio è moneta di scambio per il narcisismo dell'ego.
Io sono.
Che assurdità ontologica, anzitutto. Che delirio alimentato anche dal nemico, che ben conosce i deliri di una creatura.
Più grave il tradimento di Pietro, affettivamente, ma aperto ad accogliere il perdono. A piangere lacrime di pentimento e di confessione.
Meno grave affettivamente quello di Giuda ma impermeabile nel cogliere lo sguardo dell'Agnello e perfetto nella cosificazione di Dio. Nella grande truffa e nel ladrocinio.
Eppure, Signore, se guardo onestamente il mio cuore, scorgo entrambi. Vedo chiaramente queste due forme di tradimento.
Miserere mei, Deus: secundum magnam misericordiam tuam.
Io sono Pietro, io sono Giuda.
Salvami dalla mia debolezza e soprattutto salvami dalle mie strutture di peccato che hanno preso il posto dell'Agnello
e mi rendono ladro di bene.