TREVISO, 27. Si concluderà domenica 29 luglio a Paderno del Grappa, in provincia di Treviso, la quarantanovesima sessione di formazione estiva del Segretariato attività ecumeniche (Sae). L’evento dal titolo «Praticate il diritto e la giustizia», che ha visto la partecipazione di numerosi esponenti del dialogo ecumenico, è dedicato all’etica sociale. Rivolgendosi ai partecipanti, monsignor Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza e membro della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, si è detto felice di aver preso parte all’evento e ha sottolineato di sentirsi veramente «unito a voi, che avete un compito delicato e di grande importanza nell’animazione del cammino verso l’unione dei cristiani.
La comunione ci sta davanti come meta, ma anche come compito. Sono molti i doni che il Signore ci elargisce in questo momento: anzitutto la presenza di tanti fratelli e sorelle, che sono un segno, seppur fragile e debole, dell’unità in Cristo. E poi — ha aggiunto — l’esperienza comune della misericordia di Dio, l’ascolto attento e devoto della Parola di Dio, l’accorata preghiera di intercessione, la memoria della cena del Signore, lo scambio impegnativo della pace, la sofferta attesa della piena comunione, l’impegno per l’annuncio del Vangelo a ogni creatura». Monsignor Pizziol ha anche ricordato con gratitudine la presenza di membri della Comunità ebraica. Commentando il passo del Vangelo di Matteo in cui si parla della «famiglia di Gesù», il presule ha spiegato che «c’è una parentela con Dio aperta a ogni uomo e a ogni donna, vicino o lontano. Una parentela preziosa nel Signore, che anche noi sp erimentiamo». Il discepolato, per il vescovo, «rappresenta un vincolo indissolubile più forte di quello realizzato dai vincoli di sangue». Intervenendo al dibattito, Luca Maria Negro, direttore del settimanale «Riforma», ha parlato di un documento recente, il cosiddetto «Processo Agape» lanciato dal Consiglio ecumenico delle Chiese per rispondere al fenomeno della globalizzazione economica. «Si tratta — ha sottolineato Negro — di un documento sulla globalizzazione, dove però il punto non sta tanto nella critica alla globalizzazione neoliberale, quanto nell’affermazione che la grazia di Dio può trasformare questo paradigma, sviluppando una visione ecumenica di vita in relazioni giuste e amorevoli, attraverso la ricerca di alternative alle presenti strutture economiche. Nel contesto della globalizzazione neoliberale — ha aggiunto — le Chiese sono chiamate a un impegno di fede esplicito e pubblico, in parole e opere, lavorando per un’economia di vita basata sulla cooperazione, la reciprocità e la solidarietà, un’economia che traduce in pratica l’agap e». Durante il culto evangelico con santa cena, la pastora valdese Maria Bonafede si è soffermata sulla triste condizione degli immigrati in Italia. «L’immagine del mare come raffigurazione del male incontrollabile e profondo — ha spiegato — è anche molto chiara e antica come immagine della stessa esperienza umana che si trova improvvisamente sul punto di essere travolta dall’abisso. Ed però anche tragicamente attuale l’immagine delle carrette che vagano nel Mediterraneo stipate di profughi disperati, eppure pieni di intima speranza, vittime e al contempo simboli di un’ingiustizia profonda, globale. Ancora è l’immagine di un mondo in qualche modo nuovo, data la chiara consapevolezza che il mondo nel quale siamo nati e che abbiamo contribuito a creare è finito. In realtà — ha proseguito Maria Bonafede — nel cuore della notte più buia e minacciosa Dio torna a parlare, dicendoci di non temere. Dio viene nella nostra vita e nella vita del mondo con la sua compassione, per mostrarci che si può resistere al male e vincere». Nell’ambito della sessione, di particolare interesse vi è stata la tavola rotonda sul tema: «L’etica sociale nelle Chiese». Secondo il teologo cattolico don Giovanni Cereti, «la questione morale è avvertita come di particolare urgenza nel momento attuale, in cui sembra che non ci sia limite al degrado etico, sociale, culturale nel quale è sprofondata la nostra Italia». Il teologo ha evidenziato che «la riflessione sull’etica civile e sociale è stata presente in tutti i secoli nella Chiesa cattolica, ma è stata particolarmente viva a partire dall’Ottocento, con lo sviluppo della dottrina sociale della Chiesa, ma anche con l’affermarsi di un impegno di solidarietà manifestato attraverso le società di mutuo soccorso, le cooperative, i sindacati e una presenza dei cattolici nella vita politica e civile». Il teologo, infine, ha sottolineato «la funzione sociale della proprietà e la necessità della condivisione, innanzitutto attraverso il pagamento delle imposte, perché si possa provvedere alle mille necessità della società attuale».
© Osservatore Romano - 28 luglio 2012
Comunione meta e compito
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